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Tre ragioni per non dirmi antifascista

Il fascismo è morto e sepolto e si è portato appresso l’antifascismo. Quando morirà definitivamente il comunismo si porterà con sé l'anticomunismo. Ora sopravvive un residuale comunismo e dunque un residuale anticomunismo. I conflitti e le abiure che si inscenano sul cadavere putrefatto del fascismo sono sedute spiritiche insensate.
Un conto è celebrare in positivo una festa nazionale e civile per confermare l’amore (,..)
(...) per la libertà, il rispetto della democrazia e della pace, l’accettazione piena e incondizionata di diritti e di doveri. Un’altra cosa è inscenare questi test d’ingresso nella democrazia liberale da parte di chi per anni l’ha avversata nel nome del comunismo. Non mi permetterei mai di chiedere, per esempio, a Napolitano e D’Alema di partecipare ad una celebrazione dell’anticomunismo e di dichiararsi tali. Sarebbe ipocrita, offensivo della dignità edel passato dei due esponenti che fino alla tenera età di 65 e di 42 anni si sono detti comunisti. Mi basta sapere, e non ne dubito, che i due accettano i principi di libertà di cui sopra. Ci sono memorie divise e memorie condivise, valori diversi e valori comuni.
Fanno bene, per carità, Berlusconi, Fini e i popolani della libertà a celebrare il 25 aprile. Andate avanti voi perché a me viene da ridere. O da piangere. Insomma tutt’e due, Non perché dubiti della loro piena accettazione dei principi di cuisopra, ma perchè è ipocrita e grottesco chiedere a chi si è definito fascista fino alla tenera età di 42 anni simili radicali abiure. E mi pare ipocrita e grottesco pure chiedere a chi, come Berlusconi, ha rappresentato il sentimento afascista, maggioritario nel nostro paese già in epoca democristiana, di sifilare per la Resistenza come non ha mai fatto, convinto che sia stata la festa di una minoranza militante, fiera e partigiana che per tanti anni e per
aue terzi sognava ai portare a compimento la Rivoluzione cacciando capitalisti Chiesa e borghesi.
Fermo restando il ripudio della guerra, della violenza e dei totalitarismi, senza riserve alcune, rivendico il diritto ad un diverso giudizio storico e al rispetto dei sentimenti. Non me la sento di dirmi antifascista al cospetto di un grande filosofo fascista come Gentile, ucciso mentre cercava la concordia tra gli italiani. Non me la sento di dirmi antifascista davanti al sacrificio di un giovane fascista, limpido, libertario e coerente, come Berto Ricci che perse la vita, senza toglierla a nessuno, nel nome della sua rivoluzione. Non me la sento di dirmi antifascista ricordando Araldo di Crollalanza, ministro che realizzò grandi opere, e del fascismo ebbe solo la versione costruttiva. Cito apposta loro tre per ricordare con loro i giganti che vi aderirono pagando di persona; igiovani che si sacrificarono per un’idea o solo per rispettare un impegno d’onore, e i tanti governanti onesti ed efficaci che edificarono l’Italia. Nessun razzista e persecutore tra loro.
Non me la sentirei poi di sfilare nel nome dell’antifascismo tra i terremotati d’Abruzzo dove le case costruite dal fascismo hanno resistito intatte, e quelle che son venute dopo, in epoca antifascista, hanno massacrato i loro abitanti. Non me la sentirei di dirmi antifascista perfino tra gli antifascisti che fuggirono in Russia per sfuggire al regime fascista e li furono trucidati, col beneplacito di Togliatti. Furono uccisi più antifascisti dall’antifascismo rosso che dal ventennio fascista...
Vedo l’adesione alla Resistenza “senza se e senza ma” di Fini, che non distingue nemmeno tra chi voleva la libertà e chi la dittatura del proletariato. Poi leggo un manifesto del Pd che dice “Ogni 25 aprile libera l’Italia” come se la liberazione fosse uno spray nasale valevole 24 ore. E do ragione a Marx quando diceva che la storia si presenta due volte, prima come tragedia e poi come farsa. Pochi giorni fa ho partecipato ai funerali di Giano Accame che stava scrivendo da anni un libro, La morte dei fascisti, e che ha voluto farsi avvolgere nella bandiera della Rsi. Non conoscevo un fascista più libertario di lui, uno che cercasse il dialogo e pure l’intesa con antifascisti. socialisti e comunisti e che difendesse la libertà, la tolleranza e la democrazia come lui. Ai suoi funerali, che sembravano poi i funerali del neofascismo,
non sono mancati segni nostalgici ma i giomalisti presenti, e c’erano pure firme di sinistra, non hanno scritto nulla su questo, con una civiltà che fa loro onore, non hanno speculato... Beh, se fossi antifascista, partigiano e comunista, mi sentirei più rispettato da gente come Accame che da queste conversioni a U, che sarebbero ai loro occhi oltraggiose paraculate, mentre ai nostri non lo sono perché sappiamo che chi non ha mai creduto in niente può sostenere tutto.
In questo momento mi metto dalla parte dei morti, morti fascisti e morti antifascisti. Immagino una spoon river della guerra civile, Immagino il dolore, forse il disgusto, di chi ha dato la vita per la propria causa e poi si vede usato dalla politica di ambo i versanti per fini meschini. Svolazza sui loro cadaveri qualche avvoltoio che dopo aver campato sui morti fascisti, ora campa sui morti antifascisti ed ebrei... Provo pena per tutti loro.
Non voglio citarvi testi e autori impegnativi, e nemmeno le lettere dei condannati a morte di ambo le parti. Ma un testo e un autore comici e tragici, come si addice alla circostanza, che esulano dai due campi del fascismo e dell’antifascismo; se fossi uno di loro, caduti del fascismo e dell’antifascismo, direi irritato: “si perdo a pacienza, mnmè scuordo ca so’ muorto e so mazzate!” e poi aggiungerei: “Sti pagliacciate ‘e fanno sulo ‘e vive. Nuje simmo serie.. .appartenimmo à morte!” (Totò,A’ livella).
Marcello Veneziani, Libero, 24 aprile 2009

Pubblicato il 10/5/2009 alle 16.23 nella rubrica Politica.

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