Blog: http://zemzem.ilcannocchiale.it

Donna Letizia e la guerra di successione

la Repubblica, Massimo Giannini, 27 ottobre 2008


Tutti a tavola. Con la firma dell’apposito decreto legge, la gigantesca mangiatoia dell’Expo di Milano è ufficialmente aperta. Di qui al 2015, sono almeno 14 i miliardi di euro da spendere, per mettere in piedi la colossale manifestazione planetaria che dovrebbe riportare il capoluogo lombardo agli onori del mondo. La composizione del board della società di gestione che dovrà amministrare questo enorme fiume di denaro è un compromesso che accontenta e scontenta tutti allo stesso modo. «Io guardo al bicchiere mezzo pieno», dice il sindaco Letizia Moratti. E si capisce che lo dica. Ha combattuto per sfilare al Tesoro le leve necessarie a movimentare il giro d’affari e l’indotto dell’Expo. Non ci è riuscita, ma almeno ha limitato i danni, strappando tre poltrone nel cda.
Ma dietro l’Expo si consuma una guerra di potere più vasta e più aspra. Si tratta della successione a Berlusconi alla guida del centrodestra. Il tema non è all’ordine del giorno, e lo sarà solo se e quando il Cavaliere deciderà di mettercelo. Nel frattempo, però, la battaglia di posizione infuria nelle retrovie. Giulio Tremonti sta usando le sue armi più pesanti. Con il nodo scorsoio della Finanziaria triennale ha blindato i conti pubblici, e ha stretto il cappio intorno al collo di ministri affamati di fondi e correnti assatanate di prebende. Di fatto ha disarmato persino Gianni Letta, ex plenipotenziario del premier e ormai tutt’al più suo garante nelle micro e macro vertenze neoconsociative, tipo Alitalia. Con la trappola a tempo del decreto salvabanche, si accinge a guidare l’abbraccio mortale che soffoca gli ultimi «fronti» di resistenza dell’establishment e ridisegna per sempre la mappa del potere bancario. Di fatto ha oscurato Mario Draghi, che teme come l’ombra di Banco perché ipotetico candidato a un governotecnico di salute pubblica, se la crisi travolgesse il governo politico del Cavaliere.
Restava da sbaragliare il «fronte del Nord», di cui il superministro vuole essere unico alfiere. Moratti e Formigoni sono due nemici giurati, sia nelle veste di simboli della Questione Settentrionale, sia soprattutto in quella di competitor per il dopoBerlusconi. Con la soluzione adottata sull’Expo, il fronte non è sbaragliato, ma sicuramente ridimensionato. Ora Tremonti guida qualcosa di più di un superministero. Il suo è ormai un vero e proprio subgoverno. Quanto potrà ancora crescere, senza entrare in rotta di collisione con il capo del governo?


Pubblicato il 27/10/2008 alle 19.13 nella rubrica Politica.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web