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Operai anti Greenpeace «Via, andate a lavorare»

  Corriere della Sera, Erika Dellacasa, 27 ottobre 2008




GENOVA — La battaglia è stata a colpi di striscione. Da una parte un gruppo di ambientalisti di Greenpeace, dall'altra una trentina di operai della centrale Enel, centrale a carbone, di Genova. I primi hanno attaccato: «Enel chiudi la centrale», «Enel clima killer », «Enel quit coal». I secondi hanno rilanciato: «Andate a lavorare», «Basta Ecoballe», «Quit », «Sì al lavoro ».

L'azione di Greenpeace era partita con un copione internazionalmente collaudato: «scalatori » armati di striscioni alla conquista dei «nemici» dell'ambiente. Tre, quelli scelti per l'occasione: la centrale Enel, una nave carboniera e la Lanterna (il faro simbolo di Genova). Si è conclusa con una contromossa inaspettata, una cronaca a metà della giornata (l'associazione dà notizia sul suo sito del blitz nel porto di Genova ma ignora i contro- striscioni) e con una querela annunciata dall'Enel per danneggiamento, violazione della proprietà privata e rallentamento dell'attività produttiva. Nei guai andranno gli otto «scalatori» identificati dalla Polmare.

A dare notizia di una manifestazione all'interno della centrale, che avrebbe coinvolto una trentina di operai e si sarebbe conclusa con la decisione di esporre i contro-striscioni, è stato un caposezione dell'impianto, Gino Bertazzoni. «Questa volta Greenpeace ha sbagliato obiettivo — ha detto —. Quello degli ambientalisti è un pregiudizio, si muovono su basi ideologiche. La nostra centrale è sicura e perfettamente in regola. E dà lavoro a 120 persone». Bertazzoni riferisce del ben poco successo che avrebbe riscosso in centrale la spettacolare scalata degli ambientalisti: «Qui si tiene a lavorare ».

Sull'altro fronte il responsabile della campagna «No carbone » di Greenpeace, Giuseppe Onufrio, manifesta scetticismo: «Gli striscioni saranno stati sicuramente messi dagli operai però una certa manipolazione da parte dell'azienda mi sembra probabile. Far leva sulla difesa del posto di lavoro è facile ma sbagliato: quello che noi proponiamo non significa mandare la gente a spasso, abbiamo ben presente il problema occupazionale. È provato che con lo sviluppo dell'eolico si creerebbero migliaia di posti di lavoro. In ogni caso invitiamo gli operai che hanno messo gli striscioni a prendere un caffé. Siamo pronti al confronto ma non si può ignorare che il carbone è una delle principali fonti di inquinamento».

La centrale del porto di Genova (una potenza di 300MW) ha ottenuto una proroga per la produzione fino al 2020, poi dovrà interrompere l'attività. Gli ambientalisti hanno voluto sollecitare una chiusura anticipata che è anche nei progetti della Regione: «Vorremmo risolvere la questione prima della scadenza — dice l'assessore all'ambiente Franco Zunino— anche perché quell'area portuale può essere utilizzata in modo proficuo per la città. Il dialogo con l'Enel è molto aperto, vogliamo arrivare a una decisione condivisa: le autorizzazioni fino al 2020 ci sono e non sarebbe pensabile fare forzature ».

Quanto alla battaglia degli striscioni Zunino allarga le braccia: «È una vecchia dinamica che a Genova conosciamo bene. Lavoro contro ambiente è una trappola da cui bisogna uscire. Greenpeace fa bene a richiamare l'attenzione sull'inquinamento ma capisco benissimo chi lavora alla centrale, ha famiglia ed è preoccupato».

 

Pubblicato il 27/10/2008 alle 17.2 nella rubrica Cronaca.

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