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Si fa presto a dire vincita: chi considera i danni collaterali?

Avvenire, Umberto Folena, 25 ottobre 2008


Già molte sciagure stavano colpendo la città di Catania, Comune che ha quasi rischiato la bancarotta.
  L’ultima suona come una beffa: la più grande vincita della storia al superenalotto, 100 milioni di euro e spiccioli. Avete letto bene: sciagura.
  Tutti si ostinano a parlare di fortuna? Si sbagliano, com’è agevole dimostrare.
  Anche lo sventurato vincitore, dopo l’iniziale euforia, si starà convincendo dell’immane sciagura che gli è capitata tra capo e collo.
  Intanto non è detto che riesca a riscuotere in tempi brevi. E c’è chi sostiene che non di fortuna si tratta ma di una truffa orchestrata dagli hacker. Proprio mentre il vincitore sta pensando alle innumerevoli delizie che potrebbe presto concedersi, il sindaco della sua città, Raffaele Stancanelli, si premura di rammentargli i suoi doveri: «Senta il dovere morale di fare qualcosa per la comunità».
  Poiché il sindaco sa bene che le esortazioni valgono soltanto se sono precedute e accompagnate dal buon esempio, per Catania il futuro amministrativo è roseo. Intanto un’anziana donna malata di leucemia si è rivolta al quotidiano 'La Sicilia' implorando il misterioso milionario: «Faccia qualcosa per me». Un pensiero in più. E siamo appena all’inizio.
  Il vincitore si sta accorgendo della tragica serie di danni collaterali della sua cosiddetta 'vincita'. Per cominciare eccone quattro, in ordine sparso.
  1) Insonnia. Impossibile dormire con tutta quest’adrenalina che mi scorre in corpo.
  2) Dissimulazione. Nessuno deve accorgersi che il vincitore sono proprio io. Nel quartiere di Nesima, in queste ore, vige la cultura del sospetto. Il signor Salvatore ha un
paio di scarpe nuove fiammanti; la signora Concetta ha regalato al figliolo uno scooter ultimo modello: come possono permetterseli? E perché proprio adesso? Il signor Cosimo, sempre ingrugnito, da due giorni sorride beato: che cos’avrà mai da sorridere? È più facile per Peter Parker non far sapere che è l’Uomo Ragno. Di sicuro vive più sereno lui: è un supereroe ma è povero.
  3) Solitudine. Con chi confidarmi?
  Di chi fidarmi? La moglie o il marito, i figli, la fidanzata, i genitori, il miglior amico… E se si lasciano sfuggire qualcosa? Non posso dire niente a nessuno. Ma che felicità è una felicità che non posso condividere? Tremendo.
  4) Inadeguatezza. Se vinco 10 mila euro posso finalmente cambiare automobile (mi accontento di un’utilitaria). Se ne vinco 100 mila, finalmente posso acquistare un piccolo appartamento in periferia.
  Ma 100 milioni? Naturalmente fioccano i consigli. Un noto giornalista economico suggerisce di investire metà somma sul Kingate Global Fund, un quarto su Cima Aconcagua e il rimanente su Quantek Opportunity. Un master alla Bocconi? Potrei permettermelo… La verità è che hanno ragione il Papa, i Padri e la Bibbia: il denaro è nulla, viene e va, e la felicità – una volta che hai l’essenziale – è ben altro. Neanche 100 milioni ti garantiscono un amore corrisposto e fedele, una famiglia serena, una vita lunga e in buona salute. La soluzione più semplice? Garantirsi l’essenziale e mettere il resto a servizio della comunità. I modi sono tantissimi e non occorre essere specialisti in fondi e performance.
  Tutto questo, però, vale se il vincitore è una persona normale. Se invece fosse già un super-ricco, allora piove sul bagnato, anzi erutta sulla lava bollente. Il vincitore, forse, era infelice già prima. E allora il danno sarebbe relativo.

Pubblicato il 25/10/2008 alle 23.2 nella rubrica Opinioni.

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