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«Facinorosi in piazza» Nuovo affondo del premier

 Corriere della Sera, Paola di Caro, 25 ottobre 2008

ROMA - Si arrabbia perché i «titoli dei giornali» sono sbagliati un' altra volta, perché - giura - lui non ha «mai cambiato atteggiamento e giudizio» su come si devono affrontare le proteste degli studenti. E se mercoledì aveva detto che avrebbe dato disposizioni al ministro degli Interni perché la polizia intervenisse per riportare la legalità nelle università, e giovedì aveva negato di aver mai ipotizzato la presenza delle forze dell' ordine negli atenei, ieri da Pechino Silvio Berlusconi ha voluto riprecisare il suo pensiero: «Penso che lo Stato deve difendere i diritti dei cittadini. Se ci sono alcuni facinorosi che vogliono manifestare, manifestino pure. Hanno tutte le strade possibili e immaginabili per farlo, ma non devono impedire l' accesso degli altri e l' utilizzo da parte degli altri alle strutture pubbliche. Da quello che abbiamo visto, quando tantissime manifestazioni della scuola sono organizzate dalla estrema sinistra e dai centri sociali, si può ben dire che in queste manifestazioni ci sono dei facinorosi». Che non sono tutti quelli che protestano, si capisce, ma «sappiamo per certo, me lo ha confermato ieri Maroni, che sono proprio manifestazioni organizzate da queste entità. Sono piccoli gruppi, hanno il supporto dei giornali». Dal ministero degli Interni, il sottosegretario Alfredo Mantovano è cauto: al momento, dice, non sarebbero emerse «presenze preoccupanti» tra i manifestanti. Così l' allarme «facinorosi» fa riesplodere la polemica, fa dire a Massimo D' Alema che il premier «ci sta dando una mano a riempire la piazza» convocata per oggi a Roma dal Pd, e fa ironizzare Walter Veltroni: «Ormai faccio fatica a commentare, tanto tra un quarto d' ora lo smentisce. Risparmio la fatica...». Dall' Asia, arriva la controreplica del premier: «Non rispondo neppure, non è il caso. Sono abituato a ricevere calunnie», e sul dialogo conferma il suo niet: «Non esiste possibilità, non parlo con chi mi chiama dittatore». Insomma, il clima è accesissimo, nonostante sulla scuola nessuno nel centrodestra voglia davvero arrivare allo scontro aperto. Ieri il ministro Gelmini ha tentato di iniziare un dialogo con gli studenti, ricevendo delegazioni di varie sigle di organizzazioni studentesche, ma all' ultimatum dei ragazzi - si discute solo se «il decreto viene ritirato» - ha risposto picche: «Non lo ritiro. E non è vero che in Italia si spenda poco per l' istruzione, anzi siamo tra i primi d' Europa. Il problema è che si spende male». È comunque lo stesso Berlusconi a pensare a un piano «pacifico» per contrastare l' ondata di proteste. Ai suoi parlamentari ha infatti distribuito un opuscolo con illustrate le «buone ragioni» della riforma Gelmini e al contrario le «bugie» della sinistra che strumentalizza la protesta, e ha dato loro un compito: andare nelle scuole a spiegare «la verità», organizzare sul territorio punti di informazione, gazebi, iniziative per convincere chi protesta che la riforma non porterà a riduzione di ore scolastiche o a tagli di budget. Dunque la strada da privilegiare sembra restare quella della persuasione, e per dirla con il leghista Roberto Cota, dell' «equilibrio» tra «il diritto a manifestare, e quello a studiare».

Pubblicato il 25/10/2008 alle 22.37 nella rubrica Scuola.

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