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Debutta il corteo multiuso ogni tribù ha la sua vetrina

Il Messaggero, Mario Ajello, 25 ottobre 2008



Roma - Un patchwork. O meglio: una piazza multi-uso quella del Pd. Una pluri-piazza, pronta a funzionare come quel sistema informatico che consente d’eseguire più programmi contemporaneamente. Se hai un’istanza da manifestare, un broncio da esporre, una lacrima da versare, una rivendicazione professionale da mostrare (le «bibliotecarie scatenate» stanno preparando lo striscione), un licenziamento da contestare (come è il caso dei giornalisti de «LaSette») e soprattutto una firma da chiedere, questa terra è la tua terra (quella del Circo Massimo), questa piazza è la tua piazza e la vetrina è aperta a tutti.
Quelli del ”firmamento”.
Grazie a loro, più che una piazza la piazza somiglierà a una scrivania. Si firma in piazza per Saviano, si firma in difesa della Costituzione, si firma contro i gas tossici e per la mela non ogm, si firma contro il Lodo Alfano, si firma per «Salva l’Italia», si firma per «Via Almirante? Non grazie!», si firma ai banchetti dei socialisti che ti chiedono una firma, si firma per dire a Napolitano di bocciare il decreto Gelmini, si firma contro la base americana a Vicenza, si firma, si firma, si firma...
Quelli del ”non firmamento”.
Dovevano esserci anche i banchetti dell’Udc, dove mettere una firma in favore delle preferenze nella legge elettorale europea, ma poi Casini ha detto di no.
Gli studenti in lotta.
Se chiedi loro del Pd, ti rispondono: «Il Pd? Maddeche!!!», «Il Pd? C’arimbarza». Se gli chiedi per esempio di Fioroni, replicano: «Mettiamo i Fioroni nei nostri cannoni». Se gli chiedi di Marini, rispondono come pare avesse fatto Wojtyla - ma certamente è una balla - quando Marini stava per diventare presidente della Repubblica. «Marini? E chi è?». Ma la piazza c’è, e gli studenti la useranno, cercando di non farsi usare.
Gli esistenzialisti.
Saranno quelli sotto lo striscione: «Il futuro non è più quello di una volta».
I pacifisti.
Ricompaiono le bandiere arcobaleno. Ma l’Iraq non c’entra. Le sventolano gli orripilati per la presenza dei soldati nelle strade italiane.
I non panettieri.
Il leader di Rifondazione Comunista, Ferrero, oggi vende il pane semi-gratis in altre piazze diverse da questa. Molti suoi compagni di partito lo boicottano, partecipando alla piazza multi-piazza del Pd.
I positivisti.
«Io marcio postivo e costruttivo», dice Rutelli.
Gli apocalittici.
«Berlusconi fa la strategia della tensione», annunciano i Verdi di piazza. «E’ il dittatore!», precisa Furio Colombo. Andrebbe riproiettata in piazza, per quelli come lui, la meravigliosa parodia con Ugo Tognazzi: «Vogliamo i colonnelli».
I confusi.
Corteo di protesta, corteo di proposta, corteo insieme di protesta e di proposta o insieme di proposta e di protesta?
Gli spietati.
Se Di Pietro incontra in piazza un qualsiasi piddino con accento abruzzese, gli infila le manette.
I neo-melodici.
Questo il messaggio con cui s’avviano in piazza i seguaci di Parisi: «Buona manifestazione a tutti, e guardate sempre il cielo per volare alto».
Gli operai (?).
Chissà se ne esiste ancora qualcuno non leghista.
I cammellati.
I più entusiasti. Arrivano in pullman da tutta l’Italia, hanno una certa età, credono che il Pd sia come il Pci. Sono i più teneri.
I bordisti.
Uno soprattutto, Follini: «Sarò costruttivamente a bordo piazza».
I professionisti.
E’ girata l’idea di andare in piazza a nome del proprio ufficio («Lo studio notarile xy in lotta contro il Caimano») o azienda («La società cinematografica tal de’tali per un’opposizione costruttiva») o addirittura esponendo il proprio nome e cognome in un cartello appeso al collo. Idea scartata. Magari perchè, come dice il New York Times, «gli italiani si dividono in due categorie: quelli che lavorano con Berlusconi e quelli che lavoreranno con Berlusconi».


Pubblicato il 25/10/2008 alle 18.49 nella rubrica Politica.

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