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Una vedova: Quegli elicotteri vecchi e rotti

 
la Repubblica, Alberto Mattone, 25 ottobre 2008


ROMA - «Stefano amava il suo lavoro. Ma voleva andar via dall' Aeronautica, perché riusciva a volare sempre più di rado. I piloti erano molti, gli elicotteri scarsi e sempre rotti». Chiara Bolin, 31 anni, moglie del capitano Bazzo, si asciuga le lacrime e lancia accuse pesanti come macigni. La morte di suo marito e degli altri sette avieri nel rogo dell' elicottero HH-3F, secondo lei poteva essere evitata. «è stato un guasto tecnico», è la prima ricostruzione di una fonte vicina agli inquirenti, che in Francia stanno conducendo l' inchiesta sullo schianto dell' elicottero HH-3F Agusta, avvenuta nelle campagne della Lorena durante un' esercitazione della Nato. E adesso, la moglie del capitano Bazzo, originario di Vicenza, si dispera per non aver colto che il marito, in una delle ultime telefonate, le aveva inviato segnali premonitori della tragedia. «Stefano - racconta Chiara Bolin - mi ha detto martedì che il gruppo di militari si era dovuto fermare per un giorno a Sarzana, perché il velivolo sul quale si trovava non funzionava bene. Aveva delle spie che si accendevano». Anche se dice di non sapere se poi, l' elicottero "guasto", quello partito da Brindisi, e a bordo del quale suo marito si era trasferito all' ultimo minuto, era lo stesso della tragedia. In Francia è arrivata la commissione della Difesa che dovrà occuparsi dell' inchiesta. Ma alcune verità già emergono, e vengono rivelate da militari di Parigi vicini agli inquirenti locali, che escludono atti di sabotaggio. «Con ogni probabilità - spiegano i tecnici di Verdun - si è trattato di un problema del rotore posteriore del Sikorsy HH-3F». Ma altre notizie sulla dinamica dell' incidente filtrano attraverso le strette maglie del riserbo militare, e rimbalzano a Roma. «Una pala dell' elicottero - rivela un' autorevole fonte della Difesa - è stata trovata a trecento metri dal luogo dello schianto, a causa di un cedimento strutturale». L' HH-3F, un velivolo vecchio di trent' anni ma considerato tra i più affidabili, potrebbe aver perso quota proprio dopo il cedimento di una delle pale superiori. Il mezzo non è dotato di scatola nera, ma di un registratore interno che potrà essere utile alle indagini. «I due elicotteri italiani - ricostruisce il comandante dell' 83° Sar di Rimini, Michele Martinelli - volavano in formazione ma a distanza. Al primo mancato contatto radio, il velivolo che procedeva davanti è tornato indietro alla ricerca dei compagni». Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, non commenta le parole della vedova Bazzo, ed esprime «il dolore concreto e reale per le vittime». «Quando levano le ruote dalla pista - replica, invece, il colonnello Amedeo Magnani, portavoce dell' Aeronautica - i nostri velivoli sono sicuri al cento per cento». «Mi auguro che si accertino al più presto le cause della tragedia» incalza il sottosegretario alla Difesa, Edmondo Cirielli. Il presidente Nicolas Sarkozy ha assicurato al premier Berlusconi «tutta la vicinanza e la solidarietà della Francia in questa prova». I parenti di Carmine Briganti, Giuseppe Biscotti, Teodoro Baccaro, Michele Cargnoni, Marco Partipilo, Giovanni Sabatelli, Massimiliano Tommaso, sono arrivati a Verdun per il riconoscimento dei familiari. Tra di loro c' è anche la vedova del capitano Bazzo, «un uomo che, come gli altri suoi colleghi - racconta la signora Bolin - era felice quando si trattava di soccorrere qualcuno». Ma, adesso, lei dice «no» a chi le propone esequie di Stato. «Sono molto arrabbiata - accusa la donna -. Per il mio Stefano voglio solo un funerale privato». per saperne di più
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Pubblicato il 25/10/2008 alle 18.7 nella rubrica Cronaca.

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