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Unicredit cade ancora e diventa un caso

 Corriere della Sera, Bocconi Sergio, 25 ottobre 2008

MILANO - E nel mirino, ancora una volta, ci sono le banche. In Piazza Affari, come in tutti i principali listini europei, i titoli più bersagliati sono stati quelli degli istituti di credito. E in particolare, fra diverse sospensioni al ribasso, sono di nuovo state pesanti le vendite su Unicredit (che ha perso l' 8,19%), Intesa Sanpaolo (-10,77%) e Montepaschi (-5,98%). Piazza Cordusio, che da un anno ha ceduto in Borsa il 67,6%, resta sotto attacco dopo la decisa ricapitalizzazione da 6,6 miliardi e l' ingresso del nuovo socio libico, salito al 4,9%. Ieri mattina il portavoce della banca guidata da Alessandro Profumo ha smentito indiscrezioni di stampa relative a un ingresso dello Stato con il 10% circa. Unicredit «non vede la minima ragione per ulteriori azioni sul capitale, né da parte degli azionisti né da parte del contribuente italiano». Sempre secondo l' istituto «grazie all' aumento di capitale annunciato la banca è la più capitalizzata in Italia e si collocherà tra quelle più patrimonializzate in Europa. Simo quindi in grado di affrontare le sfide della crisi con grande tranquillità». Il mercato non ha dato però ascolto alle rassicurazioni. Sembrano avere la meglio ipotesi di svolte al vertice (sono corse di nuovo le voci di un ritorno di Pietro Modiano, oggi direttore generale vicario di Intesa Sanpaolo), di ulteriori zavorre in Germania e di un deterioramento della situazione in alcune zone dell' Est Europa, area sulla quale Profumo ha puntato molto in questi anni. Va detto però che ciò vale in tutti i casi. Bersagliata è stata anche Intesa Sanpaolo (che in un anno ha dimezzato il valore in Borsa), il cui amministratore delegato Corrado Passera si è appena speso per garantire la solidità dell' istituto. Ieri ha forse pesato la dichiarazione rilasciata giovedì sera dal presidente del consiglio di gestione Enrico Salza («Noi non chiederemo soldi pubblici, piuttosto forse non daremo più il dividendo») e comunque sempre ieri pomeriggio è intervenuto il presidente del consiglio di sorveglianza, Giovanni Bazoli: «Non ci sono, per quanto riguarda noi, motivi di particolare preoccupazione che giustifichino tutto quello che sta accadendo, se non riferiti al contesto generale». Bazoli ha poi aggiunto che «non ha fondamento» la voce di una sua uscita anticipata nel 2009 e di una staffetta con il presidente della Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti: «Non c' è niente di vero, il mio mandato scade nel 2010, quello di Guzzetti ancora più in là». E va detto anche che ieri è stata una giornata nera per tutte le banche in Europa: Barclays ha perso il 12%, il Santander il 10,3%, Ing l' 11,1%, Deutsche bank quasi il 10%. Istituti sotto attacco dunque: del resto sono i più colpiti dalla crisi e le conseguenze sui bilanci sono profonde. Secondo il rapporto sulle banche europee realizzato da R&S di Mediobanca a giugno di quest' anno i primi 20 big del continente (fra i quali Unicredit e Intesa) hanno già accusato un peggioramento dei risultati per 213 miliardi, fra perdite su trading e svalutazione crediti. E' poi pari a 742 miliardi la loro esposizione alle «attività più rischiose» (titoli strutturati, finanza a leva e altre) pari al 93,5% del patrimonio di vigilanza, e superano i 380 miliardi le attività di classe 3, cioè senza mercato e illiquide, non valutabili. Una dose di rischio che vede però molto più «leggere» Intesa (4,8 miliardi) e Unicredit (1,6). Ci sono inoltre effetti «paradossali» del passaggio da Basilea 1 a 2 avviato a fine 2007: gli attivi ponderati per il rischio dei primi 12 big (senza le italiane) sono diminuiti del 10%. I ratio patrimoniali come il tier1 e il core-tier1 vedono le grandi europee rispettivamente in media all' 8,9% e al 6,8%. Quelle italiane sono leggermente sotto (intorno al 6%) anche se Mediobanca può vantare un tier1 superiore al 10%. Sempre secondo il rapporto infine gli aumenti di capitale già realizzati nei primi sei mesi del 2008 per circa 50 miliardi sono andati a coprire la sola perdita di patrimonio da valutazione titoli e gli interventi pubblici a favore delle banche hanno superato in ottobre i 108 miliardi.

Pubblicato il 25/10/2008 alle 16.37 nella rubrica Economia.

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