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Arnaldo Momigliano, fuga dal potere cristiano

 Corriere della Sera, Alberto Melloni , 25 ottobre 2008

«Massimo non ti fidare... ». Così — con un riferimento alla famosa frase che D'Azeglio raccontava d'essersi detto nel suo colloquio col re — Carlo Dionisotti si spiegava perché Arnaldo Momigliano, pur accettando un insegnamento alla Normale, non fosse voluto rientrare nell'Italia che lo avevaespulso con le leggi razziali, nemmeno dopo la liberazione e dopo che gli «sconsacrati delcentrosinistra» ne avevano consolidato la democrazia. Un residuo di diffidenza, legato anche ad uno dei temi di ricerca che Momigliano si era dato e che puntava a spiegare perché «il cristianesimo, pur derivando la sua forza rivoluzionaria dalle linee non ortodosse del pensiero pagano, in sostanza accettò e rafforzò con la sanzione divina qualsiasi tipo di Stato pagano che desse mano libera alla Chiesa». Era una domanda che nella luce sinistra degli anni Trenta e Quaranta lampeggiava più forte, ma che era rimasta viva in Momigliano ancora nel 1958, quando organizzò al Warburg Institute quella serie di lezioni di autori (Brown, Marrou, Jones, Courcelle, Bloch) destinati a diventare le stelle fisse degli studi tardo-antichi, tradotte in italiano da Einaudi col titolo Il conflitto fra paganesimo e cristianesimo nel secolo IV. Quel nodo, il rapporto fra paganesimo e cristianesimo nell'età di Costantino rimane ancora aperto oggi, come ha ricordato un convegno pochi giorni fa al Monastero di Bose. Perché da un lato non c'è esperienza cristiana che si dia fuori da forme culturali e politiche date: queste vengono «cristianizzate » nel confronto, nella lotta, nel dialogo, nella metamorfosi. Dall'altro, però, non c'è forma culturale e politica che ad uno sguardo attento di fede non appaia limitativa, pericolosa, opprimente rispetto alla dirompente novità evangelica che proprio nel comodo politico-culturale del «potere cristianizzato » si sente minacciato in ciò che gli è peculiare e proprio.

Pubblicato il 25/10/2008 alle 15.30 nella rubrica Religioni .

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