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Sorpresa all' istituto arabo: le aule separate ci sono già

 

Corriere della Sera, Annachiara Sacchi, 18 ottobre 2008

 


MILANO - «Le classi ponte? Sì, da noi esistono già. Sono fondamentali per chi non sa una parola di italiano». Esperimento innovativo. Tanto più che quel «da noi» non è un dettaglio: indica la prima scuola araba d' Italia, nata a Milano nel 2006 tra polemiche e manifestazioni di piazza. Il fondatore, Mahmoud Othman, le ricorda bene. Ripensa a quando i leghisti - prima in via Quaranta, davanti al centro islamico, poi in via Ventura, mentre i bimbi egiziani entravano in aula - gridavano contro il suo istituto. Ora però sorride: «Finalmente le camicie verdi saranno contente di noi». Tre classi ponte alla «Nagib Mahfuz», la scuola straniera bilingue intitolata al premio Nobel per la letteratura, quella «costola di via Quaranta» che dovette lottare a lungo per ripulirsi dalla fama di «laboratorio clandestino per terroristi». Tre gruppi «paralleli» per aiutare i piccoli egiziani appena atterrati a Milano «a sentirsi come tutti gli altri». Esattamente come nelle intenzioni della Lega Nord. Il meccanismo è semplice, spiega Othman: «Il bambino che arriva da noi parlando esclusivamente l' arabo deve seguire per circa quattro mesi - da settembre fino a Natale - una full immersion di italiano. È la regola». Perché «non è giusto rallentare gli altri nello svolgimento del programma». E solo così «si creano gli italiani del futuro». Sembra di sentire parlare il leghista Roberto Cota, primo firmatario alla Camera della mozione sulle «classi d' inserimento». E invece no, è un imprenditore «egitto-ambrosiano» (così si definisce) a sciorinare gli effetti positivi del sistema. «I gruppi-paralleli sono tre perché non posso mettere un dodicenne di fianco a un bambino di sette anni». Ancora: «In questo modo nessuno si sente discriminato». E gli insegnanti «possono seguire tutti, senza lasciare indietro nessuno». Terminato il corso-ponte di italiano (per le lezioni in arabo ognuno torna nella sua sezione), il neoarrivato torna a far parte a tutti gli effetti della classe che corrisponde alla sua età. «Semplice no?». Sono lontani i tempi in cui i detrattori della «Nagib Mahfuz» erano convinti che lì, in via Ventura, si sarebbe insegnato solo il Corano. «Ora abbiamo anche alcuni alunni cristiano-copti (nessun italiano, ndr.)». L' obiettivo: «Che, dopo la terza media, tutti i nostri studenti siano liberi di andare alle superiori scegliendo liberamente: un istituto egiziano o uno italiano». Quanto poi alla mozione leghista, Othman non si tira indietro: «Cosa posso dire? Il progetto non è male». A due condizioni: «Che non nasconda un razzismo strisciante». E che «sia limitato nel tempo». Per capirsi: non più di qualche mese, «altrimenti i genitori si spaventano». Alla Mahfuz fanno così. E le cose funzionano: le richieste di iscrizione sono molto più numerose rispetto ai posti disponibili: «Stiamo cercando di ottenere qualche spazio in più».

 


 

Pubblicato il 18/10/2008 alle 17.29 nella rubrica Scuola.

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