Blog: http://zemzem.ilcannocchiale.it

Tremonti, Sacconi, Brunetta: il successo degli ex socialisti

 

 

Il Sole24ore, Stefano Folli, 18 ottobre 2008

 

Ora che è cominciato in varie città l'autunno caldo contro le riforme del ministro Gelmini, è spontaneo confrontare le immagini degli studenti in piazza, con le loro bandiere rosse, e i dati dei sondaggi favorevoli al governo. Il quadro che ne emerge non potrebbe essere più chiaro.
Quarant'anni fa, ai tempi del '68, le agitazioni studentesche riflettevano una società inquieta, in cui vecchi equilibri erano in procinto di saltare. Oggi le proteste - più che legittime, s'intende - hanno il sapore di un manierismo un po' stucchevole. E comunque non costituiscono la punta di alcun iceberg, perché dietro i cortei c'è solo una sinistra minoritaria nel Paese. Minoritaria, priva di un'identità certa e chiusa nelle sue malinconie. E non è un caso se lo stesso presidente della Repubblica si è sentito in dovere di avvertire: «attenzione, non si può dire solo "no"».
Sull'altro versante, i sondaggi stupiscono anche gli esperti. Il gradimento di Berlusconi, a sei mesi dalle elezioni, supera il 60 per cento. Di solito nelle crisi economiche la prima vittima è il governo, il cui consenso crolla a favore dell'opposizione. Da noi accade il fenomeno inverso: più l'economia traballa e la paura serpeggia fra la gente, più aumenta il favore verso l'esecutivo. È in buona misura un fatto di ordine psicologico. Berlusconi viene percepito come il più adatto a gestire una crisi di vaste proporzioni.
Una netta maggioranza di italiani lo considera competente in materia finanziaria, nonostante le tendenze populiste, dotato di esperienza e - perché no - talmente ricco da apparire quasi un alieno. Scatta il meccanismo che assiste Berlusconi fin dal '94, all'epoca della prima «discesa in campo»: se lui è riuscito a guadagnare tanti soldi - così ragionano molti - sarà capace di tirarci fuori dalla palude. Questo moto dell'animo, piuttosto irrazionale ma comprensibile in tempi calamitosi, crea il consenso che circonda il premier e che stavolta (a differenza del 2001) sembra inscalfibile.
Segno che molti italiani vogliono sentirsi rassicurati e si aspettano che il premier-papà risolva per loro i problemi indotti dalle turbolenze economiche, per loro natura misteriose e inafferrabili.
Fin qui il caso è singolare, ma non privo di precedenti. Colpisce invece che gli indici di consenso superiore al normale arrivino ad abbracciare un certo numero di ministri della compagine: Tremonti, Sacconi, Brunetta e proprio il ministro dell'Istruzione, Maria Stella Gelmini. Sembra che gli italiani non si limitino a farsi cullare dal premier, ma apprezzino il lavoro dei suoi collaboratori. Così, sul piano politico, diventa ancora più stridente il contrasto fra chi protesta nelle strade (legittimamente) contro la riforma e il favore maggioritario di cui gode la responsabile dell'Istruzione.
Si direbbe che Berlusconi, volente o nolente, stia riuscendo in un'operazione mai tentata in precedenza: creare una classe dirigente, dare forma a una «cultura di governo». Con un particolare: Gelmini a parte, gli altri ministri che svettano nelle classifiche (Tremonti, Sacconi, Brunetta) hanno una caratteristica in comune. Vengono da una formazione socialista: un tratto che riemerge talvolta nell'approccio ai problemi e nello stile di governo. Può essere casuale, ma è un dettaglio interessante. Costituisce una sorta di rivincita culturale nei confronti della sinistra ex comunista, prevalente nel Partito democratico. Di cui non fa che mettere in luce la crisi attuale di identità.

Pubblicato il 18/10/2008 alle 17.16 nella rubrica Varie.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web