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Scuola, una riforma necessaria

 

12-10-2008

LETTERA AL MINISTRO
di GUSTAVO SELVA

 

Gentile ministro Gelmini, era da diversi giorni che desideravo scriverLe questa “lettera aperta”, per solidarizzare pienamente con Lei, appoggiando in toto la sua riforma della scuola presentata dal Governo Berlusconi in Parlamento con un decreto legge. Il decreto legge era necessario se si voleva fissare una data precisa in cui le norme previste entrano in funzione. Ed è necessario non perdere tempo.
Il Presidente della Repubblica che dispone del potere costituzionale di autorizzare la presentazione dei decreti-leggi in Parlamento per la conversione in legge è stato d’accordo sul metodo legislativo proposto dal governo al Parlamento. Camera e Senato dispongono di sessanta giorni (un eternità nel nostro tempo!) per la maggioranza e per l’opposizione al fine di discutere e approvare una legge che dia finalmente all’ Italia un sistema scolastico di tipo europeo.
Mi preme, cara ministro Gelmini, di ricordare ai lettori che nel messaggio al Parlamento e ai consigliere regionali di inizio del suo mandato, il Presidente Napoiltano ha fatto una importante dichiarazione sul mutamento che di fatto è avvenuto nel sistema politico italiano dal 1994 in poi. Del messaggio del 15 maggio 2006 leggo il testo riguardante il governo: “L’ assunzione di responsabilità di governo da parte dello schieramento che è, sia pur lievemente, prevalso (allora si riferiva alla maggioranza di Prodi) rappresenta l’espressione naturale del principio maggioritario che l’Italia ha assunto da quasi un quindicennio come regolatore di una democrazia dell’alternanza. In soldoni Napolitano ha detto: quando lo schieramento che vince e sia pure lievemente prevale (la maggioranza parlamentare di Berlusconi è ampia) ha il diritto di governare, che vuoi dire realizzare il programma promesso agli elettori. La nostra scuola primaria, media e la stessa Università non sono più in grado di tenere il passo con quelle della Germania e della Francia, e in Italia,con la scuole private. Quando come è avvenuto venerdì scorso gli studenti fanno cortei che, con i loro slogan danno la dimostrazione di non avere neppure letto il testo del decreto, io arrivo a condividere le risposte di Franco Berardi (Bifo) alle domande del Corriere della sera sui partecipanti:
“Chi sono quei ragazzi?”. “La prima generazione che ha imparato più parole da un pc che dalla mamma con un problema più grande di tutti gli altri”. Quale? “Non la politica,non i partiti e neppure la solitudine. Hanno avuto un rapporto
sofferto con i propri genitori. Hanno un enorme bisogno di calore . La mia convinzione fondamentale è che a spingerli a stare insieme in un corteo non sia un’aspirazione politica comune. La maggior parte di loro non sa cosa sia un'organizzazione di sinistra. La spinta è di tipo terapeutico”. Se è così “la mamma” o il papà che li deve curare non può che essere una maestra o il papà un maestro. Una sola, uno solo, salvo gli specialisti, insegnanti di lingue o di religione o di ginnastica. La settimana scorsa io sono stato molte ore a Montecitorio per assistere alla discussione generale e a quella sugli emendamenti, entrambe già svolte in commissione. Non ho sentito altro che ripetere gli stessi argomenti, presentati spesso dagli stessi deputati che avevano parlato in commissione. In Europa l’insegnante unico nelle scuole elementari è un dato generalizzato che nessuno istituto pubblico ha modificato. L’insegnamento delle lingue è fatto con gli ausilii tecnologici più sofisticati e con un solo insegnante, però di lingua madre.
Noi siamo il paese che ha il più basso indice di conoscenza di lingue straniere, in particolare dell’inglese. Abbiamo per contro insegnanti in ogni scuola media e superiore che si lamentano per il carico di lavoro loro assegnato, e in parte dedicato non a stare con gli allievi, ma a svolgere pratiche amministrative e a fare riunioni di insegnanti con i dirigenti degli istituti, dipendenti amministrativi o con i sindacalisti.
La valutazione della condotta dell’allievo credo che non sia un rito antiquato, bensì un atto che va fatto con intelligenza e severità dall’insegnante. Ecco perché Lei, signora Ministro ha fatto benissimo a reintrodurre il voto che giudica il comportamento di ogni singolo allievo. Come mi sembra saggio che le valutazioni siano espresse non con una generrica aggettivazione bensì con i numeri che, come avviene nelle prove sportive, danno la definizione matematica del risultato raggiunto dallo studente. Non si scoraggi, Signora Ministro. Vada avanti perché le madri e i padri italiani vogliono vedere realizzato il programma che il Governo ha varato. Siamo alla 12° ora, se i giovani non capiscono che ne va del loro avvenire, saranno essi stessi le prime vittime dell’ arretrattezza del nostro sistema scolastico, dove populismo, vetero sindacalismo e finta autonomia della persona hanno raggiunto il degrado degli edifici sbrecciati e ricoperti di scritte opera di fasulli epigoni della modernità.

 

Pubblicato il 12/10/2008 alle 21.44 nella rubrica Scuola.

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