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Riecco la sinistra, slogan, striscioni e fischi a Bertinotti

 

La Stampa 12-10-2008 Francesca Schianchi

 

ROMA
Bruno, 75enne da Venezia, fazzoletto rosso al collo, si sgola dal megafono: «Contro il governo Berlusconi». Falegname in pensione a 525 euro al mese, è arrivato in pullman per manifestare, «perché ho dei nipoti che hanno bisogno di futuro, e io so cosa vuoi dire lottare fin da bambini: avevo 11 anni quando a casa mia nascondevamo i partigiani sotto al letto», ricorda. Accanto a lui, mentre rimbombano «Bandiera rossa» e «Bella ciao>, sono 18enni da Forlì accorse a manifestare contro la riforma della scuola («non abbiamo potuto votare contro Ber1usconi siamo diventate maggiorenni da poco») e coppie di anziani con
la bandiera di Che Guevara, studenti dalla t-shirt verde «Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini» e ragazzi da Foggia con falce e martello sulla maglia. Si fa largo nel cuore di Roma il corteo che vede tutti insieme, per la prima volta dopo la batosta elettorale, a un anno dall’altra grande manifestazione, quando stavano al governo, i partiti della sinistra: Rifondazione Comunista, Pdci, Sinistra democratica e Verdi.
Ventimila persone, minimizzano dalla Questura; trecento, addirittura cinquecentomila, sparano dal palco della Bocca della Verità, dove il corteo finisce. Entusiasti e increduli: «E’andata al di là delle aspettative», ammette il segretario di Rifondazione, Paolo Ferrero. I comunisti sono tornati, e hanno voglia di farsi sentire. Fanno la coda per firmare il referendum contro il lodo Alfano, intonano cori contro il governo (Berlusconi e Gelmini soprattutto), «stiamo dimostrando che la sinistra è viva», commenta soddisfatto Salvatore da Cesenatico, cagnolino
con foulard rosso al collo. Vivi, ma sempre litigiosi.
Alla testa del corteo sta Ferrero, con il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto, Grazia Francescato dei Verdi e Claudio Fava di Sinistra Democratica. «Una clamorosa conferma della linea del nostro congresso: se lavori dal basso, per ricostruire l’opposizione, unisci; se discuti di partiti, di liste, di come unire la sinistra, dividi», gongola Ferrero, e si direbbe una stoccata all’ala vendoliana, uscita sconfitta
dal sanguinoso congresso di luglio. Che si mantiene lontana, con il governatore della Puglia, Gennaro Migliore, Franco Giordano e Achille Occhetto che sfilano accanto allo striscione di Sd: «Non rispondo a polemiche interne», taglia corto Vendola, mentre Marco Rizzo del Pdci lo definisce «politicamente suddito di D’Alema e del Pd». Contestato anche l’ex leader Fausto Bertinotti: saluta e stringe mani, chiacchiera con Sandro Curzi, quando da un furgoncino parte “Bandiera rossa”, un ragazzo al megafono: «La dedichiamo al compagno che pensa che comunista sia una parola indicibile: invece evoca non solo la storia ma anche il futuro», e giù una bestemmia. «Un comunista una bestemmia non l’avrebbe detta», il commento del subcomandante. «Vai nel partito socialista», urla uno. «Vai a pregare nel monastero in Grecia», strilla un altro; «mi dispiace perché restano intatti l’affetto e la stima», commenta la cosa Ferrero.
Fanno un veloce passaggio anche i democratici Livia Turco e Vincenzo Vita. «Con il Pd è previsto un confronto, essendo entrambi autonomi:
non credo nell’autosufficienza di nessuo», spiega Fava di Sd. Che a sua volta chiarisce «no tutti insieme se si vuol fare una costituente comunista. Questo popolo è più avanti di noi, e non mi sembra nostalgico dei simboli». Ma nella piazza rossa, «dell’orgoglio comunista», dice al contrario Diliberto, continuano a sventolare falci e martelli.

Pubblicato il 12/10/2008 alle 20.56 nella rubrica Politica.

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