Blog: http://zemzem.ilcannocchiale.it

Quattromila scuole verso la chiusura

 

La Stampa 12-10-2008 Raffaello Masci

 

Quattromila scuole potrebbero sparire entro un anno, 816 solo in Piemonte. Non solo: la mannaia che imporrebbe questi tagli è stata «di
soppiatto» inserita in un decreto di tutt’altra natura. Un allarme in questo senso è stato lanciato dall’ex ministro Beppe Fioroni: «La norma sull’accorpamento e la conseguente chiusura degli istituti scolastici con meno di 500 alunni inserita dal governo in un decreto riguardante la Sanità conferma ciò che avevamo preannunciato in Aula, e cioè che per effettuare i tagli alla spesa scolastica imposti da Tremonti non basterà il ritorno al maestro unico e si arriverà a quello degli insegnati di sostegno». Il ministro ombra Mariapia Garavaglia, alla luce di tutto questo, ha lamentato la sorte delle scuole di montagna e di quelle delle piccole isole.
Possibile? Mariastella Gelmini pare si sia infuriata e, infatti, ha prontamente smentito: «Le dichiarazioni degli onorevoli Fioroni e Garavaglia sono incomprensibili ed arbitrarie. Non ci saranno la paventata chiusura di 4.000 istituti, né il taglio degli insegnanti di sostegno, né l’attacco all’autonomia degli enti locali».
Ma allora in questa storia che c’è di vero? Di vero c’è che entro il 2012 bisogna risparmiare 8 miliardi e fare a meno di 132 mila lavoratori tra docenti e non, con un inevitabile impatto anche sulla rete scolastica. Con una novità, e cioè che un decreto del governo dell’8 ottobre scorso (numero 154) prevede una data entro cui la mappa delle sedi da tagliare deve essere approntata dalle regioni: il 30 novembre.
Ma vediamo tutta questa materia più da vicino. La legge Bassanini del 1998 che istituisce l’autonomia scolastica, stabilisce che le scuole per poter essere un ente autonomo con tanto di preside devono avere almeno 500 allievi, con l’eccezione degli «istituti comprensivi» (che sono già di per sé un accorpamento, in quanto raccolgono tutto il percorso dalla materna alla media) per i quali il tetto è di 300 allievi. Fatta la legge, però, è cominciato il pianto dei sindaci per ottenere delle deroghe, che sono state elargite generosamente. Risultato: oggi 2.500 scuole autonome (su un totale di 10.760) hanno meno di 500 allievi e ben 600 istituti compresivi ne hanno meno di 300. La mannaia di Tremonti, dunque, punta unicamente a ripristinare quanto dice la legge. Ci sono però, nelle grandi città, ben 2.600 istituti che superano i 900 studenti e che avrebbero il diritto di essere smembrati. «Tra il troppo e il poco dunque -
commenta Massimo Di Menna, segretario della Uil scuola, che ha prodotto uno studio in cui viene simulato l’effetto dei tagli alla rete scolastica - noi prevediamo una riduzione di 800 scuole, con un risparmio di 2000 dirigenti tra presidi e direttori amministrativi e di un migliaio di personale di segreteria».
Fin qui poco male. Ma poi delle 41.862 scuole intese proprio come sedi fisiche (in burocratese definite «centri di erogazione del servizio») alcune dovranno essere chiuse, e lì comincia la guerra di trincea dei sindaci contro il ministero. «I tagli - spiega ancora Di Menna - prevedono degli automatismi: ad ogni direzione scolastica regionale viene accordato un certo organico di insegnanti in base al numero degli allievi, e con quello si deve coprire l’intero servizio sul territorio. I direttori regionali, a questo punto, sentiti gli enti locali, valutano quali sedi scolastiche possono essere accorpate, considerando che il 20% (pari a circa 8 mila scuole) ha meno di 100 allievi e il 10% ne ha meno di 50. Alcune, dislocate in luoghi disagiati di montagna o sulle piccole isole, dovranno necessariamente essere salvate, ma le altre?».
Si dovrà pensare a chiuderne alcune e a spostare i ragazzi, via scuolabus, nella sede più vicina che, quasi sempre, è a meno di 10 chilometri. Oppure si salveranno tutte le «scuolette», ma nelle grandi città le classi dovranno essere tutte di 33 alunni. Urge una mediazione. E se non si dovesse trovare entro il 30 novembre? Il decreto 154 parla chiaro:
il governo nominerà un «commissario ad acta», ed entro 15 giorni la scure di Tremonti si abbatterà.

 

Pubblicato il 12/10/2008 alle 19.15 nella rubrica Scuola.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web