Blog: http://zemzem.ilcannocchiale.it

Ahtisaari, il Nobel che divide il mondo

 

La metà occidentale del mondo lo definisce «grande mediatore», l’altro emisfero afferma che al contrario ha seminato i germi delle guerre future. Comunque lo si voglia considerare, il Premio Nobel per la Pace assegnato ieri a Martti Ahtisaari, 71 anni, ex presidente di Finlandia, è certamente uno dei riconoscimenti più controversi degli ultimi anni.

In qualche misura lo si potrebbe definire un Nobel al tentativo. La motivazione, per la parte in cui è stata diffusa, dice infatti che il riconoscimento raggiunto in passato da Martin Luther King, Kissinger, Gorbaciov, Madre Teresa e Nelson Mandela viene assegnato al finlandese poiché egli «ha lavorato per la pace e la riconciliazione» e ha dimostrato «quale ruolo la mediazione di vari tipi può giocare nella risoluzione dei conflitti internazionali». Unione Europea, Spagna, Indonesia e naturalmente Finlandia plaudono alla decisione, la Russia invece esprime stupore descrivendo il nuovo premio Nobel come «l’autore di un’enorme quantità di azioni che hanno distorto e violato il diritto internazionale e le decisioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu».

Probabilmente nel valutare le motivazioni del premio molto sta nel considerare il «prima» e il «dopo» di Martti Ahtisaari, ovvero tutto quel che ha fatto in Africa e in Estremo Oriente durante una lunga carriera di diplomatico e quanto invece ha prodotto negli ultimi anni come autore del famoso «Piano» che aprì la strada alla controversa indipendenza del Kosovo. Lui stesso interrogato ieri sul suo stato d’animo, dicendosi «molto contento e molto grato» ha dichiarato di considerare come risultato più importante della sua carriera il lungo processo che nel 1990 portò all’indipendenza della Namibia.

In Africa Ahtisaari si era ritrovato come ambasciatore in Tanzania. Nato in un paesino di nome Viipuri che oggi fa parte della Russia, il silenzioso e tenace diplomatico finlandese si trovò pochi anni dopo a gestire il difficile processo per l’indipendenza della Namibia che portò a compimento nel 1987. Chi lo ha conosciuto da vicino lo descrive come un macinatore di lavoro apparentemente cordiale, ma in realtà animato da convinzioni ferree che non mette mai in discussione.
Pochi anni dopo sarebbe divenuto segretario generale aggiunto delle Nazioni Unite, responsabile di questioni finanziarie e amministrative. Negli anni successivi la sua tenacia sarebbe stata decisiva nel condurre in porto un’altra difficile trattativa, quella per la conclusione almeno formale della trentennale guerra fra Indonesia e separatisti musulmani di Aceh.

Oggi però a determinare le reazioni di plauso o di rifiuto è la parte terminale della carriera di Ahtisaari, quella legata al «Piano» che porterà per sempre il suo nome. Nel 1999, ancora presidente della Finlandia, aveva esordito sullo scenario balcanico in coppia con l’ex premier russo Chernomyrdin per trattare con Slobodan MIlosevic la conclusione della guerra in Kosovo, che fra l’altro avrebbe sancito nei trattati che la regione sarebbe rimasta sotto la sovranità serba. Qualche anno dopo il suo «Piano di Pace» avrebbe sconvolto anche questo punto.

Nel 2006 Marti Ahtisaari diventa inviato speciale delle Nazioni Unite per il Kosovo e quasi immediatamente apre un rapporto contrastato con la parte serba. In una dichiarazione, per esempio, si lascia scappare che nei disastri balcanici «i serbi sono colpevoli in quanto popolo» e subito da Belgrado il primo ministro Kostunica definisce l’espressione «inaccettabile e grossolana». Infine dopo lunghi mesi di inutili trattative l’inviato speciale delle Nazioni Unite conclude il suo lavoro con una semplice presa d’atto: il «Piano» dice in sostanza che non essendo possibile mettere d’accordo le due parti tanto vale prendere atto dello «status quo», e la fotografia del momento dice che in Kosovo gli albanesi sono la grande maggioranza.

In realtà più di un vero progetto l’ex presidente finlandese disegna una cornice entro cui inserire acrobatiche soluzioni istituzionali, ma il progetto viene usato come occasione per un’indipendenza autoproclamata che ancora oggi fa discutere il mondo.
L’altro ieri il Montenegro ha riconosciuto il Kosovo e con questo i Paesi che accettano la nuova situazione sono una cinquantina su circa 200. Il portavoce del governo serbo ha dichiarato che se premiato per il Kosovo Ahtisaari «sarebbe l’unico Nobel insignito per una carta inapplicabile e non accettata», mentre la Serbia «viene punita per avere sfidato gli Stati Uniti nell’Assemblea generale dell’Onu», che nonostante l’opposizione di Washington ha appena accettato di sottoporre il caso Kosovo alla Corte Internazionale dell’Aja.
 
Giuseppe Zaccaria, La Stampa , 11 ottobre 2008

Pubblicato il 11/10/2008 alle 23.22 nella rubrica Cultura.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web