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Lodo Alfano e referendum abrogativo

 

Il cosiddetto lodo Alfano, stabilendo che le più alte cariche dello Stato non possono essere inquisite e sottoposte a processo penale durante il loro mandato, lede il principio dell' eguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge violando così platealmente l' art. 3 della nostra Costituzione. Il lodo, pensato per garantire una sostanziale impunità al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, non trova precedenti in nessun ordinamento democratico. Contrariamente a quanto affermato dai politici vicini a Silvio Berlusconi e dai media da lui controllati, nessun capo di governo gode di una simile protezione in nessuna grande democrazia occidentale. Solo la regina di Inghilterra e il re di Spagna, privi peraltro di ruoli di governo, sono penalmente irresponsabili in omaggio alla dottrina, ereditata dall' ancien régime, che voleva - come affermava lo Statuto Albertino - la persona del re «sacra e inviolabile»: un retaggio delle monarchie assolute di secoli trascorsi. La sola eccezione moderna è rappresentata dal caso del presidente della Repubblica francese per il quale il procedimento penale è sospeso non in forza di una specifica norma ma di una dubbia interpretazione del Consiglio Costituzionale e della Corte di Cassazione durante la presidenza Chirac, interpretazione che potrebbe essere rovesciata da future difformi valutazioni. Ma anche nel caso francese parliamo di un capo di Stato e non del capo del Governo, come è invece il caso di Silvio Berlusconi. Il lodo Alfano è dunque non solo giuridicamente illegittimo, ma anche storicamente anacronistico, e viola fondamentali principi democratici e costituzionali. Bene hanno fatto dunque i giudici milanesi a investire la Corte Costituzionale del giudizio di costituzionalità sul lodo Alfano. Confidiamo che la Corte Costituzionale vorrà seguire la dottrina della stragrande maggioranza dei costituzionalisti italiani e dichiarare la illegittimità del lodo. Ma non ci nascondiamo che la giurisprudenza costituzionale non avviene in un vuoto politico e che la Corte, già sottoposta in questi giorni a indebite pressioni dal presidente del Consiglio, subirà violenti attacchi da parte del centrodestra. La richiesta di referendum abrogativo non è dunque inutile, e può anzi supportare grandemente la autonomia e indipendenza della Corte. Il referendum potrebbe in ogni caso essere la via per eliminare dal nostro ordinamento questa norma frutto della arroganza della maggioranza e della ricerca di impunità da parte del nostro premier che ancora una volta non ha esitato a ricorrere a una legge ad personam per salvarsi dai processi. Invitiamo perciò tutti i cittadini a unirsi a noi nella richiesta di referendum abrogativo del lodo, e in particolare quanti hanno condiviso la decisione di quei parlamentari di opposizione che hanno abbandonato i lavori delle Camere per rifiutarsi di partecipare al voto di una norma incostituzionale.

Stefano Passigli

Corriere della Sera, 8 ottobre 2008, (lettera)

Pubblicato il 8/10/2008 alle 23.7 nella rubrica Giustizia.

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