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Quando la politica arriva su Facebook

 Le strade della politica sono infinite. E non soltanto perché ormai si parte in pullman per toccare tutte le città e parlare con la gente, ma anche perché si utilizza quello che genericamente chiamiamo internet e in particolare si utilizzano i Social Network. Ovvero quei siti dove le persone si parlano, si conoscono e si scambiano informazioni. Roba per studenti giovani, dei college americani, che hanno inventato un modo per ritrovarsi tra vecchie matricole, o vecchi laureati, sparsi in giro per il mondo. Ti iscrivevi, mettevi la tua fotografia, poi le informazioni sull’anno di laurea, l’università, il corso, il PhD, o il dottorato, e ti contattava quel vecchio amico del tuo corso, che non vedevi da dieci anni, e che magari fa il manager a Sidney, o lavora come produttore a Bollywood. Chi lo avrebbe mai detto che si poteva inventare un mezzo per ritrovarsi così facilmente.
Facebook, che poi è il libro degli studenti dei college americani era questo. L’inventore può vantare anche una data di fondazione. Facebook è stato fondato il 14 febbraio 2004 da un ragazzino di soli 19 anni: Mark Zuckerberg, studente ad Harvard, esattamente per questo scopo. In un paio di mesi, su Facebook si sono iscritti anche quelli dell’Mit, e via allargando. Per capire le dimensioni del fenomeno in meno di quattro anni, il sito Facebook vale più di 18 miliardi di dollari e ha 120 milionidi iscritti.
Il primo uomo politico che ha capito l'importanza dei social network, è il candidato democratico alla Casa Bianca, Barack Obama che ha 1.945.000 sostenitori. Ma ora sta succedendo qualcosa anche in Italia. Non solo Facebook sta contagiando studenti e comuni cittadini che si
vanno a cercare i vecchi amici persi nei trasferimenti di città, o chissà dove, ma è diventato un punto di riferimento per la politica, soprattutto quella di sinistra, e in particolar modo quella vicina alle varie anime del partito democratico. Il primo è stato Walter Veltroni, ufficialmente convinto dalla figlia, ma anche attento da sempre ai nuovi mezzi della rete. Veltroni è iscritto a Facebook non come personaggio pubblico’, non con un profilo vetrina, con i fan che si iscrivono (per fare un esempio, come Steve Jobs, o George Clooney) ma con un profilo personale, che secondo la leggenda gestisce lui stesso. Amici: circa 4800. Cosa significa? Significa che uno si iscrive a Facebook, mettendo nome cognome, un indirizzo mail, e possibilmente la fotografia (su Facebook ci si mette la faccia), poi cerca Veltroni, e gli chiede di diventare amico. Con ogni probabilità la risposta sarà affermativa. E a quel punto la pagina di Veltroni sarà visibile: visibile quello che scrive, visibile la sua bacheca, dove si può commentare la politica, quello che accade, e magari anche protestare.
C’è lui dietro il profilo Facebook? Veltroni sostiene di sì, altri dicono che un paio di persone curano il suo profilo di Facebook, la verità, come sempre, sta probabilmente nel mezzo. Ma l’ingresso di Veltroni sul Social Network più popolare del momento, ha portato a un gioco di emulazione che stupisce. Se si va a cercare, si trovano altri politici, incominciando da Pier Ferdinando Casini, presente, anche lui, su Facebook con un profilo personale, e una fotografia dove sfoggia un giubbottino di pelle molto giovanile. Casini ha circa 900 amici ma interagisce poco. In realtà sono tutti messaggi di augurio scritti da fan e da attivisti politici. Anche Enrico Letta è su Facebook, 2000 amici, circa, mette ogni tanto pensieri rapidi su ciò che pensa, e infoma su tutto quello che ha fatto, oltre ai suoi incarichi di ministro, la passione per Dylan Doge per il Subbuteo, gioco da tavolo che pratica ancora oggi. Su Facebook cè anche Antonio Di Pietro che legge direttamente i messaggi, e risponde. E questo era immaginabile. E su Facebook ci sono Capezzone e Gennaro Migliore, già capogruppo di Rifondazione alla Camera, e il presidente della provincia di Roma Nicola Zingaretti.
E ci sono i giornalisti: c’è Bruno Vespa e il direttore editoriale del Tempo Roberto Arditti, c’è il vicedirettore del Corriere della Sera Pierluigi Battista, c’è Claudio Sabelli Fioretti, Andrea Purgatori e Marina Valensise, e il direttore di Europa Stefano Menichini, il vicedirettore di Repubblica Massimo Giannini. E c’è Carlo Freccero, l’editore Alberto Castelvecchi, il regista Ferzan Ozpetek, lo scrittore Giorgio Faletti. Non sono profili messi a caso, c’è ormai un collegamento autentico tra le persone, che senza Facebook sarebbe stato impensabile. Non c’è Massimo DAlema, ma ci sono gli uomini che sono stati con lui per molto tempo: Fabrizio Rondolino, Claudio Velardi, Gianni Cuperlo, Andrea Romano, tutti presenti e attivi su Facebook.
Quello che accade in questa rete è curioso. Perché Facebook è sostanzialmente democratico ed è un modo, in fondo, per capire gli umori delle persone, attraverso la rete di internet. La condizione è che l’identità sia certa, e che non si utilizzi il network per scopi non consentiti. Anzi, Facebook ha regole così rigide che basta sbagliarsi una volta e ti cancellano.
Ma è evidente che questa volta non siamo di fronte a uno dei tanti giochi della politica per rendersi un po' più visibili, ma c’è qualcosa di più. E ve-
ro che Facebook annulla le distanze, e sembra seguire dei fili che prima non esistevano, è quasi una lobby che si regge molto sulla scelta di essere presenti su un network, che si muove in modo autonomo e cresce di continuo. Negli ultimi tempi in molti si sono piacevolmente stupiti di trovare tra i profili Facebook il presidente emerito della Repubblica Carlo Azelio Ciampi. E' proprio lui? L’elenco degli amici dice che sono circa 300 e la maggior parte sono studenti e giovani. Il mistero rimane. Ma se davvero il presidente Ciampi, dall’alto del suo ruolo e dei suoi anni avesse deciso di farsi un profilo su Facebook, vorrebbe dire che la febbre da social network è ormai salita al massimo.
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Roberto Cotroneo, L'Unità, 5 ottobre 2008

Pubblicato il 5/10/2008 alle 17.31 nella rubrica Varie.

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