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Cossiga: ferito il prestigio dei Carabinieri

 L' ex capo dello Stato: il Cocer è con lei perché tutta la categoria, mal pagata, vorrebbe un secondo lavoro

La lettera


Caro Direttore, chiedo ospitalità per potere fare delle precisazioni sul «caso Granbassi» e sulla mia posizione in relazione ad esso; vorrei però preliminarmente porre dei punti fermi. Ho grande stima di Santoro, sia da un punto di vista personale che professionale. Ho stima per lui come persona e come giornalista anche se non condivido l' orientamento politico della sua interessante trasmissione che sul piano della polemica politica, a parte le asprezze del suo collaboratore Marco Travaglio che, io «somaro che raglia», come lui mi ha apostrofato, disprezzo profondamente da un punto di vista della deontologia professionale, per il violento tono da fascistello squadrista che lo contraddistingue, è certo antiberlusconiana e di sinistra, direi extraparlamentare, ma quando lo ritiene non lesina critiche alla sinistra ed ai suoi personaggi. Non si dimentichi il «processo in video» contro Massimo D' Alema per il caso Banca Nazionale dell' Agricoltura-Unipol e quello contro Romano Prodi per le indagini contro di lui condotte dal magistrato De Magistris.

Quando Santoro fu colpito dall' «editto bulgaro» di Silvio Berlusconi ed egli era sul punto di essere cacciato dalla Rai, io lo difesi, perché mai politici devono «spegnere» la satira: pensiamo ai re di Francia ed a Molière e Racìne. Inoltre nutro grande simpatia e sono da tempo amico di Ignazietto La Russa: ma tra essere oltre che una persona intelligente e straordinariamente simpatica, e un buon e duro politico che sta contendendo a Berlusconi e Verdini anche il metraggio quadrato della futura casa comune (se si farà) del partito del Popolo delle Libertà; ma
fare il ministro della difesa ( e per farlo non basta «esserlo»), è un' altra cosa. Chè la mia vicinanza, direi la mia «immedesimazione», con l' Arma dei Carabinieri, è cosa nota. Poiché voglio bene all' Arma e la considero una struttura essenziale del nostro sistema di sicurezza, mi sono per così dire turbato per quanto è accaduto nell' Arma. Per quanto io posso sapere le cose sono andate così. Quando Ignazietto ha ricevuto la Granbassi insieme ad altri carabinieri della sezione sportiva dell' Arma al ritorno delle Olimpiadi di Pechino, la campionessa gli espose il suo desiderio di partecipare come «velina» o «valletta», il ministro le avrebbe detto, nulla sapendo di leggi e regolamenti che disciplinano lo stato giuridico del personale dell' Arma: «Vedrò cosa si può fare!», e interessò il Comandante Generale dell' Arma dei Carabinieri e il Capo di Stato Maggiore del Comando Generale, dicendo loro: «Fate il possibile!», non sapendo che una frase simile ai carabinieri, suonava come un ordine del «loro ministro», un ordine al quale si obbedisce senza discutere, al massimo formulando qualche sommessa osservazione, tanto sommessa però da non ingenerare minimamente nel ministro l' impressione che essi vogliano discutere l' ordine! Poi è accaduto, anche per merito o colpa mia, l' «infinito»! E perché? Per due motivi: primo, perché un carabiniere non può avere, pagate o meno, due professioni, secondo: che può fare la «velina» o la «valletta», anche se è una gran bella ragazza, in una trasmissione «politica», e politicamente orientata contro il Governo da cui l' Arma dipende?

Turbato dalle critiche il Comando Generale dell' Arma, che doveva dall' inizio dire no al Ministro,ha ora, contro il consiglio che io diedi ai vertici dell' Arma, revocato prima della prossima puntata l' autorizzazione alla carabiniera che si è ribellata! Ma il fatto grave è un altro. Come mai il Cocer, che è l' organo centrale di rappresentanza dei carabinieri e che è inserito nella struttura militare stessa dell' Arma, ha preso posizione a favore della Granbassi? Perché il caso della «ragazza» con due mestieri, può costituire un precedente per tutti i carabinieri che possono avere il bisogno, mal pagati come sono, di avere tutti due mestieri con due stipendi: da collaboratori esterni di agenzie private di investigazione a guardie del corpo a buttafuori in qualche night! Il fatto è che l' Arma dei Carabinieri è «senza padroni», perché ne ha due: il Ministro della Difesa da cui dipende
organicamente per promozioni e disciplina, e il Ministro dell' Interno dal quale dipende per il novantacinque per cento del suo impiego e «zero» per tutto il resto.

Non so come andrà a finire con la insubordinata carabiniere. So solo che l' Arma, e me ne duole assai, vedrà ferito il proprio prestigio e il proprio «viso». E comincerà quello che è l' inevitabile suo cammino ordinativo, già intrapreso e concluso da altri due corpi di gendarmeria: da quello portoghese, la Guardia Repubblicana, a quello spagnolo, la Guardia Civile, e dal 1° gennaio 2009 anche la Gendarmeria Francese, che tengono dipendenza organica e ordinativa nonché quella funzionale per i compiti di polizia dal Ministero dell' Interno, mantenendo il Ministero della Difesa la
sua supremazia funzionale sull' Arma per l' espletamento dei compiti prettamente militari che gli sono attribuiti e che costituiscono il cinque per cento della sua attività. Così l' Arma avrà un solo «padrone» ma anche un «protettore», perché adesso ha due «padroni», anche se in realtà soltanto uno: il ministro della Difesa, ma, nessun «protettore», almeno da quanto si è voluta «sganciare» dall' Esercito ed ha voluto avere come comandante generale un carabiniere, cosa che accadeva solo in tempo di guerra, e dal 1861, quando l' Arma fu trasformata da Corpo autonomo in Arma dell' Esercito Regio.

Francesco Cossiga Presidente emerito della Repubblica

Corriere della Sera, 2 ottobre 2008

Pubblicato il 2/10/2008 alle 18.27 nella rubrica Politica.

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