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zemzem
 
 
26 settembre 2009
Ooooh










Non e' tutto bio quello che luccica

Sembra gia' di sentire le urla d'incredulita' e d'indignazione che si alzano in tutta Italia, dove 8 milioni di persone mangiano di preferenza prodotti biologici pensando di fare del bene alla loro salute; ma insomma la notizia che arriva dall'Inghilterra e' che l'«organic food» non ha alcuna qualita' positiva che lo distingua dal cibo ordinario, quello ottenuto dai campi e dalle stalle normali dove si usano prodotti chimici: lo certifica la britannica Food Standard Agency, sulla base di uno studio scientifico pluriennale che verra' pubblicato dall'autorevole American Journal of Clinical Nutrition. Si tratta della ricerca piu' vasta e approfondita mai compiuta nel mondo su quest'argomento, e con tutti i crismi dell'ufficialita'. Naturalmente nessuno di noi pensa che un singolo studio possa dire la parola definitiva su una questione cosi' complessa e dibattuta da decenni, e siamo fin troppo abituati a leggere un giorno di autorevoli scienziati che dicono che l'acqua fa bene e il giorno dopo di altrettanto autorevoli scienziati che dicono che l'acqua fa venire il cancro. Esageriamo, ma l'andazzo e' questo. Pero', prese tutte queste cautele verbali non si puo' girare la testa dall'altra parte, quando viene pubblicata una ricerca come questa, perche' le scelte devono essere fatte sulla base di un'informazione completa. Lo studio inglese mette insieme i dati di 50 e piu' anni di ricerche, tenendo presente tutto quanto scritto e pubblicato sul cibo biologico: sono stati passati allo scanner addirittura 52 mila resoconti scientifici cumulatisi a partire dal lontano 1958. Ebbene la sintesi del direttore scientifico del progetto, professor Alan Dangour, e' che «non emerge prova di alcun beneficio significativo per la salute derivante dal nutrirsi di alimenti cosiddetti biologici. Tracce di minuscole differenze si possono osservare, ma e' improbabile che abbiano rilevanza per la salute pubblica». Chi non e' abituato al frasario scientifico potra' forse trovare queste dichiarazioni un po' contorte e involute, e attribuirle magari a un residuo di incertezza, e invece uno scienziato parla cosi' quando e' sicuro di una cosa. Dangour ammette «una maggior concentrazione di fosforo nei cibi biologici rispetto agli altri»; pero' aggiunge subito che «il fosforo e' disponibile in quasi tutti i cibi. La differenza di contenuto di fosforo fra alimenti biologici e convenzionali non e' statisticamente significativa». Ancora gergo da scienziati. Altro esempio: i prodotti biologici sono in media piu' acidi, e questo li rende piu' saporiti. «Ma questa piccola differenza di acidita' - dice Dangour - ha a che fare con il gusto, non con la salute». Tale concessione al maggior sapore dei prodotti biologici e' importante perche' gli studiosi della Fsa non intendono fare gli ideologi pro o contro, per cui, ad esempio, non si spingono a dire che il costo (superiore) dei cibi biologici corrisponda a soldi buttati: «Si puo' preferire il cibo biologico, pagandolo di piu', perche' lo si trova piu' saporito, oppure perche' si ritiene che faccia meno danno all'ambiente in quanto prodotto senza sostanze chimiche. Ma non c'e' prova che faccia meglio alla salute del consumatore». Ma a proposito di sostanze chimiche: possibile che l'uso o il non uso di fertilizzanti e pesticidi (cioe' anti-parassitari) non faccia differenza nella qualita' dei cibi? Questa e' una cosa che tutti credevamo fosse accertata e che non si potesse piu' mettere in discussione. Il ritornello del prof. Dangour a questa obiezione e' il solito: «L'eventuale sovrappiu' di sostanze chimiche riscontrato nei cibi convenzionali rientra nelle ordinarie variazioni statistiche e non ha impatto significativo sulla salute». Che cosa ne dicono gli esperti italiani? Il prof. Renzo Pellati, del direttivo della Societa' italiana di scienza dell'alimentazione e autore di «Tutti i cibi dall'A alla Z» (Mondadori), sostiene che la scoperta britannica e' una specie di segreto di Pulcinella nella comunita' degli scienziati: «Le asserzioni favorevoli ai prodotti biologici sono campate in aria e poco convincenti. In tanti anni non ho mai visto un solo studio, con tutti i crismi, su una rivista scientifica internazionale che documentasse i presunti vantaggi del biologico». Inoltre, «sui prodotti biologici i controlli lasciano a desiderare, molto piu' che su quelli tradizionali». Per la Confagricoltura (che associa piu' di mezzo milione di aziende agricole) il responsabile salute Donato Rotundo dice che «qualita' e sicurezza alimentare possono essere ottenute in modo del tutto simile nelle due metodologie produttive. Le produzioni biologiche possono dare un vantaggio all'ambiente». E questo e' tutto. I cibi biologici hanno anche i loro detrattori, secondo cui in mancanza di pesticidi questi prodotti sono pieni di parassiti, che rilasciano deiezioni naturali ma tossiche, e anche cancerogene, quanto e piu' dei pesticidi. Su tali rischi non esistono pero' conferme certe.

Luigi Grassia, La Stampa, 31 luglio 2009


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permalink | inviato da zemzem il 26/9/2009 alle 15:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
16 luglio 2008
C’è una mosca nel piatto
 

ItaliaOggi, Franco Bechis, 16 Luglio 2008


C’è voluto più di un anno per trovare il fornitore giusto che ha sbaragliato la concorrenza. Ma alla fine il ministero della difesa ha trovato chi consegnerà ai soldati italiani in missione il «baracchino», il kit alimentare preconfezionato con le «razioni di viveri da combattimento» per la prima colazione, pranzo e cena. L’ha vinto la A.R. alimentari srl, giunta in cima a questa lunga corsa aperta nel febbraio 2007 dall’allora ministro della difesa, Arturo Parisi. Sono pasti per militari, a cui evidentemente non è concesso di andare troppo per il sottile. Non si può in trincea storcere il naso e dire «Cameriere, c’è una mosca nella minestra…». Ma la fornitura tollera anche questo: fino a 35 frammenti di insetti nelle confezioni di cracker.
Non si tratta di una battuta, anche se quel bando di gara sembra preso da un racconto di Achille Campanile. L’apice è raggiunta proprio nella descrizione del cracker che «immerso in acqua tiepida, dovrà galleggiare, assorbire acqua facilmente e in quantità notevole, gonfiarsi e rammollirsi abbastanza presto senza spappolarsi», e c’è da immaginare il pool chimico dei collaboratori del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ora intento a fare la prova qualità. Ma il bello viene dopo, quando si elencano i divieti assoluti di inserimento nelle confezioni da 50 o 100 grammi netti, contenenti fra 5 e 10 pezzi impilati.
«Non saranno assolutamente ammesse le seguenti impurità (sigh): peli di roditore; vermi; larve; parassiti e loro uova», e c’era da sperare che cracker così impuri non approdassero comunque alle tavole delle mense pubbliche. Ma dopo tanta severità un po’ di tolleranza si mostra verso il povero fornitore, che non tante confezioni da inviare alle missioni militari all’estero, non può mica spaccare il capello in quattro: «Sarà tollerata la presenza di non più di n. 35 frammenti di insetti…». Si può pensare che questa sia la formula di rito della modulistica per appalti di questo tipo: farebbero saltare sulla sedia un cittadino qualunque, non un esperto burocrate.
E invece quei “35 frammenti di insetti” sono una primizia assoluta. Mai citata, anzi, sempre espressamente esclusa, in centinaia di analoghi bandi di fornitura della pubblica amministrazione italiana. In comuni, Regioni, ministeri, scuole, uffici pubblici. Nessuno tollera mai l’inserimento di un solo frammento di insetto in una confezione di prodotti derivati dal grano. Si tratta di un pensiero speciale riservato ai pasti dei soldati italiani in missione. Una specialità. Anche i grandi chef ormai cucinano prelibatezze con gli insetti. Interi.


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permalink | inviato da zemzem il 16/7/2008 alle 21:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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