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25 ottobre 2009
Eh? Oh! +_+
 
 
 
 
 
 
 
 
La gravita' sa come ingannarci. Rivela tante proprieta' sorprendenti e controintuitive: nemmeno molti scienziati le conoscono davvero Ma il nostro passato e il nostro futuro dipendono da una serie di bizzarrie che non sono facilmente dimostrabili

 La gravita' e' piena di sorprese. Nel 1638, nel suo ultimo e piu' importante lavoro scientifico - «Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze» - Galileo Galilei rivelo' l'aspetto piu' noto: tutti gli oggetti - indipendentemente da massa, forma e composizione - cadono alla stessa velocita'. Oggi ogni scolaro impara questa legge fondamentale della natura, dato che la gravita' e' la forza che domina l'Universo. Nel corso dei secoli la scoperta di Galileo ha ispirato la legge di gravita' di Newton e ha avuto un ruolo fondamentale nell'elaborazione di quella teoria sulla gravita' che e' nota come la Relativita' generale di Albert Einstein. Ma la gravita' racchiude diverse proprieta' sorprendenti, che ogni studente dovrebbe sapere, anche se non le conosce (e la mia esperienza mi dice che anche la maggior parte degli scienziati non ne e' a conoscenza) Queste proprieta' non possono essere facilmente dimostrate in un'aula di scuola. Eppure la storia dell'Universo - passata e futura - dipende proprio da loro. 1. La gravita' aumenta o riduce il volume dello spazio. Secondo la teoria di Newton, la gravita' funziona allo stesso modo in tutto l'Universo: un oggetto si sposta sotto l'influenza della gravita' e non importa la dimensione, la forma o la composizione. Einstein prese quest'idea e si rese conto che c'era un'interpretazione alternativa: tutti gli oggetti si spostano su percorsi rettilinei, ma la gravita' distorce la forma dello spazio e cosi' l'oggetto stesso sembra accelerare o piegarsi, come se si muovesse lungo uno spazio curvo. La gravita', quindi, e' un'interazione tra la materia e lo spazio, in cui la massa fa curvare lo spazio, e lo spazio curvo altera i percorsi degli oggetti. Einstein ha poi dimostrato che l'effetto si applica a tutte le forme di energia e non solo alla massa. Dato che massa ed energia si muovono di continuo, lo spazio e' curvo e «molle», come una specie di gelatina. Questa si puo' ampliare e ridurre. Ogni volta che qualcuno entra o esce da una stanza lo spazio all'interno viene leggermente cambiato. L'effetto e' troppo ridotto per essere avvertito in un'aula, anche con i mezzi piu' sensibili. Tuttavia e' stato misurato nel cosmo, in cui gli oggetti piu' massicci comprendono le galassie. E' un dato, per esempio, che la concentrazione delle galassie diminuisca nel tempo a causa dell'espansione dello spazio. 2. L'illusione che gli oggetti siano piu' veloci della luce. Ogni studente sa che nulla puo' muoversi piu' velocemente della luce, ma pochi sanno che la gravita' altera questo limite. La regola stabilisce che nulla puo' viaggiare oltre 300 mila km al secondo. Ma - come ho detto - la gravita' puo' spingere lo spazio a espandersi. In questo caso due osservatori «immobili» sembreranno comunque allontanarsi, perche' lo spazio tra loro si allarga. L'aspetto sorprendente e' che non c'e' alcun limite fisico sulla velocita' di questa espansione. Se si allarga con sufficiente rapidita', un fascio di luce inviato da un osservatore verso l'altro non raggiungera' mai l'obiettivo, perche' non puo' viaggiare abbastanza veloce per tenere il passo con l'espansione dello spazio davanti a se'. Quindi, i due osservatori avranno l'illusione di allontanarsi l'uno dall'altro a una velocita' che supera quella della luce. La situazione non e' soltanto ipotetica. Accade anche in questo preciso momento. Gli astronomi, infatti, hanno dimostrato che l'espansione dell'Universo sta accelerando. L'espansione avviene cosi' in fretta che gli oggetti piu' distanti sembrano allontanarsi da noi piu' velocemente della luce e che non vedremo piu' le galassie che vediamo oggi. Tra un trilione di anni i miliardi di galassie che si trovano al di la' di Andromeda saranno definitivamente sfuggiti alla nostra vista. 3. La violazione della 2a legge della termodinamica. Qualunque studente sa che e' piu' facile mettere in disordine la propria camera che rimetterla a posto. Ma, probabilmente, non si rende conto che il fenomeno e' legato a una legge fondamentale della fisica, secondo cui l'entropia aumenta sempre. Con l'uso qualsiasi sistema diventa disordinato. L'ordine puo' essere ristabilito solo con uno sforzo, ma, bruciando energia, si genera calore e questo aumenta il disordine di atomi e molecole. La seconda legge della termodinamica stabilisce che questo secondo effetto e' preponderante rispetto al primo. Cosi', riordinare la stanza significa, in realta', renderla ancora piu' disordinata. (E' da notare, pero', che i genitori si preoccupano degli oggetti grandi e non possono osservare i movimenti di atomi e molecole e, quindi, continueranno a insistere con i bambini sulla pulizia delle loro camerette). La gravita', a volte, sembra infrangere questa legge. La distribuzione della materia e delle radiazioni nell'Universo primordiale, per esempio, era quasi del tutto casuale. E' stata l'azione della gravita' nel corso di miliardi di anni a causare il raffreddamento e la condensazione della materia, vale a dire in stelle e pianeti, con uno spazio quasi vuoto tra in mezzo. E' bene che questo sia avvenuto, altrimenti non ci sarebbero i pianeti e le stelle che sono necessari alla vita. Tuttavia la distribuzione della materia e' piu' ordinata oggi di quanto non fosse in origine e il processo sembra contraddire proprio la seconda legge della termodinamica. La gravita' esegue la magia di nascondere la casualita' in una forma invisibile: e' il campo gravitazionale. Si e' scoperto che l'Universo primordiale presentava una distribuzione casuale della materia, ma che allo stesso tempo possedeva un campo gravitazionale pressoche' uniforme. Oggi, invece, la materia e' maggiormente ordinata, ma il campo gravitazionale e' piu' caotico e questo disordine supera l'ordine della materia stessa. La seconda legge della termodinamica e' quindi rispettata, ma la materia si puo' organizzare in modo da consentire la nostra esistenza. 4. La fonte d'energia. E' noto che l'energia e' limitata. Petrolio e carbone hanno quantita' finite di energia. E' possibile trasformare una forma di energia in un'altra (la benzina puo' essere bruciata per produrre elettricita'), ma in quantita' limitate. Non e' cosi' con la gravita': puo' essere una fonte inesauribile di energia. Scoprirlo e' semplice come far cadere una pietra. La pietra immobile e' priva di energia cinetica, ma acquista velocita' non appena cade. Da dove viene l'energia? Proprio dalla gravita'. La gravita' possiede un'energia potenziale: una parte viene convertita in energia cinetica quando si lascia cadere la pietra. E questo appare perfettamente normale. Ma l'aspetto bizzarro dell'energia potenziale e' che non ha alcun minimo: in linea di principio puo' continuamente ridursi. Quando lanciamo la pietra, non pensiamo alla gravita' come a una fonte infinita di energia, perche', prima che voli lontano, la pietra colpisce il terreno e cosi' la conversione di energia gravitazionale in energia cinetica si blocca di colpo. Ma, se la massa della Terra fosse concentrata in un solo punto, allora la pietra potrebbe sfruttare una quantita' infinita di energia, secondo la teoria galileo-newtoniana della gravita'. E, secondo la teoria della Relativita' generale di Einstein, l'energia gravitazionale di tutto l'Universo potrebbe essere utilizzata per creare spazio, materia ed energia. In realta', secondo l'attuale teoria dell'evoluzione del cosmo, e' esattamente cio' che sta accadendo ora: non nella «parte» che osserviamo, ma nelle regioni al di la' delle nostre possibilita' di osservazione. 5. La creazione dal nulla. Gli scolari sanno che l'energia si conserva. E allora da dove proviene quella dell'Universo? Se tutte le sue forme fossero positive, i valori dovrebbero essere sempre stati positivi. L'Universo, quindi, non potrebbe aver avuto un «inizio», perche', per definizione, non esiste nulla prima dell'inizio, e questo vale anche per l'energia. Non c'e' modo di passare dalla sua assenza a quella positiva senza violare il principio della sua conservazione. Il processo, pero', si spiega sulla base del fatto che l'energia gravitazionale e', di fatto, negativa. E' possibile concepire un inizio con energia zero e poi passare a un'energia positiva sotto forma di materia e di energia, equilibrata da un'energia gravitazionale negativa. Grazie alla forza di gravita' e alla sua peculiare energia, il cosmo puo' nascere dal nulla senza violare il principio di conservazione dell'energia. E' l'idea alla base del Big Bang. Questi 5 punti sono stupefacenti per la maggior parte di noi, ma sono fondamentali per chi vuole capire l'origine e l'evoluzione dell'Universo. Queste 5 idee sono anche i fondamenti di due teorie del passato e del futuro dell'Universo: l'ipotesi del Big Bang e l'alternativa piu' recente, quella del modello ciclico.
 
Traduzione di Martina Carnesciali
 
Paul J. Steinhardt, Princeton University.
 
La Stampa.it, 23 settembre 2009

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1 novembre 2008
I cardiologi impiantano valvole aortiche

 Il Giornale, Luigi Cucchi, 1 novembre 2008

La sostituzione di valvole aortiche tramite catetere rappresentano la più recente procedura innovativa della cardiologia interventistica. Questa metodica, che è destinata ad affiancarsi alle 130mila angioplastiche che si eseguono ogni anno in Italia, di cui 23mila in presenza di infarto miocardico, consente di evitare l’intervento cardiochirurgico tradizionale. Ne hanno discusso con interesse i partecipanti al congresso nazionale di emodinamica tenutosi recentemente a Bologna. In Italia i primi duecento pazienti (saranno 250 a fine anno) sono già stati operati con questa procedura mininvasiva in 19 Centri d’eccellenza. Il primo di questi interventi per via percutanea è stato eseguito il 4 giugno dello scorso anno alla divisione cardiologia dell’Ospedale Ferrarotto dell’università di Catania su paziente inoperabile. Le valvole biologiche aortiche impiantate funzionano perfettamente. Da allora l’équipe del professor Corrado Tamburino ha eseguito altri quaranta interventi con questa procedura. Il professor Tamburino, cattedra di cardiologia, è stato il primo in Italia e secondo in Europa ad effettuare anche un intervento di correzione dell’insufficienza mitralica per via transcatetere mediante tecnica edge-to-edge. Nato a Catania nel 1958, specializzatosi a Parigi alla Facoltà di medicina de la Pitiè-Salpetriere, poi alla facoltà di medicina Saint Antoine e nel ’93 a Chesnay, Tamburino è presidente della Società italiana di cardiologia invasiva dal 2007 al 2009, il suo team ha eseguito oltre 50mila procedure diagnostiche o interventistiche in emodinamica con particolare applicazione nell’angioplastica coronarica e negli stent. A lui chiediamo quali sono le caratteristiche ed i vantaggi di questa procedura.
«Grazie a questa nuova metodica possiamo impiantare la valvola aortica – precisa il professor Tamburino - a pazienti non operabili con l’intervento chirurgico tradizionale a causa del rischio troppo elevato. Ricorriamo inoltre solo all’anestesia locale e nel 98% dei casi i risultati sono positivi: dopo pochi giorni di degenza ospedaliera il paziente torna a casa. Le scadenti condizioni cliniche del paziente e la dimensione del catetere che contiene la valvola, spessa solo 6 millimetri, rappresentano le maggiori difficoltà dell’intervento. Quando non si riesce a risalire l’arteria femorale si può comunque procedere attraverso l’arteria ascellare. Le valvole biologiche più utilizzate nel mondo ed anche in Italia sono quelle realizzate con pericardio di maiale dalla società Corevalve. Sono montate su un supporto metallico autoespandibile, che si adatta perfettamente alle pareti dell’aorta. Il tempo medio della pocedura è di un’ora ed i pazienti si alzano dopo 24 ore. Solo nel 20 per cento dei casi si rende necessario l’impianto di un pacemaker dopo la procedura. Il paziente inoltre non necessita di terapie anticoagulanti, ma solo antiaggreganti (aspirina). Nel caso la valvola si deteriori negli anni è possibile in quella vecchia impiantarne una nuova». E’ una opportunità importante.
L’impianto di una valvola aortica tramite catetere può essere eseguito solo in un Centro di emodinamica con una consolidata esperienza interventistica e con una cardiochirurgia disponibile a collaborare se necessario. Basandosi sulle esperienze di laboratorio e sui risultati della cardiochirurgia si ritiene che la durata di queste valvole sia superiore ai dieci anni, pertanto in futuro i pazienti con più di 70 anni con malattia valvolare aortica potranno quindi beneficiare di questa tecnologia ed evitare l’intevento cardiochirurgico. Si è aperto un nuovo capitolo della cardiologia interventistica. Già da alcun anni si eseguiva la riparazione o sostituzione per via transcatetere della valvola polmonare, solo recentemente, il 7 ottobre, sempre a Catania, è stata riparata per la prima volta in Italia anche la valvola mitrale insufficiente, grazie all’impianto di microancore a due braccia che bloccano la protesi. Questa tecnologia è non solo efficace ed a bassissimo rischio, ma non compromette un intervento cardochirurgico tradizionale qualora si rendesse necessario. «Nei prossimi anni l’emodinamica – sostiene il professor Tamburino - affiancherà sempre più la cardiochirurgia sostituendosi ad essa in numerosi casi. L’attuale costo elevato delle protesi, procedura salvavita soprattutto per la valvola aortica, è destinato a ridursi con la diffusione di questa procedura». Molti cardiologi esprimono una certa diffidenza nei confronti di queste procedure. L’innovazione implica sempre un certa dose di coraggio. È opportuno ricordare che queste metodiche oggi vengono eseguite solo su pazienti inoperabili con la cardiochirurgia tradizionale. Inoltre i pioniei fanno lievitare i dubbi. Quando nel 1929 Werner Forssmann, giovane cardiologo dell’università di Berlino, per la prima volta riuscì a cateterizzare nell’uomo le sezioni cardiache destre e sinistre suscitò molte perplessità. Nel 1956 per le sue ricerche gli fu dato il Nobel.
27 ottobre 2008
I pomodori ogm anticancro Studio europeo con Veronesi

  Corriere della Sera, Mario Pappagallo, 27 ottobre 2008

Pomodori viola per combattere i tumori. La frontiera dei cibi-farmaco anticancro segna un nuovo risultato, grazie a uno studio europeo (il progetto Flora) a cui partecipa l'Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Umberto Veronesi. Creati da Cathie Martin, presente anche a Venezia al «Futuro della scienza», che da anni studia le proprietà dei pomodori, contengono i geni di un fiore e producono una quantità importante di antocianine, antiossidanti del gruppo dei flavonoidi, di cui i pomodori normali (pur ricchi di anticancro come i licopeni) sono privi. La combinazione triplica lo scudo. Così almeno si è visto sui topi di laboratorio. Lo studio viene pubblicato oggi su Nature Biotechnology. Cathie Martin e la sua équipe lavorano nei laboratori britannici del John Innes Centre di Norwich. Lì sono stati creati i pomodori viola. Inseriti nella dieta di topi mutanti (senza il gene p53) particolarmente suscettibili ai tumori sono riusciti ad allungare la sopravvivenza dei topi. O meglio a posticipare la comparsa scontata del tumore. E lo Ieo ora punta molto sullo studio di questi cibi «arricchiti» per prevenire i tumori, se non per bloccare lo sviluppo di cellule neoplastiche. La strada è aperta. Verdura e frutta migliorata geneticamente per farci arrivare sani ai 120 anni di vita media programmata dai nostri geni. In un futuro non molto lontano potrebbe essere l'ortolano sotto casa il neofarmacista, consigliando un'insalata al pomodoro viola, banane al vaccino, riso alla vitamina A, aglio viola, patate lilla, broccoli o cime di rapa modificate con i geni dell'uva rossa, arance blu dagli effetti anti-ossidanti moltiplicati. Tutto è salutarmente modificabile. Insomma, la nocciolina che trasforma in supereroe il Pippo disneyano non è proprio fantascienza.
 
«Senza esagerare con la fantasia, si tratta di un importante passo avanti — dice Pier Giuseppe Pelicci, direttore della ricerca dello Ieo — nello studio degli antiossidanti, dei flavonoidi (le antocianine) in particolare, ormai largamente considerati una valida arma di prevenzione nei confronti di una vasta gamma di patologie, dalle malattie cardiovascolari ad alcuni tipi di cancro. La dieta seguita dalla maggioranza della popolazione nel mondo occidentale non sembra essere sufficiente a garantire un apporto adeguato di queste sostanze, presenti nelle verdure e nella frutta (soprattutto frutti di bosco, uva, arance rosse). Per questo il progetto Flora punta a capire meglio i loro meccanismi di azione e a trovare nuove strade per aumentarne il consumo».
 
Per ottenere una particolare ricchezza in antocianine nei pomodori che non ne hanno, i ricercatori inglesi hanno fatto ricorso a due geni presenti nella comune pianta bocca di leone (un fiore): conferendo così un colore viola (blu-rosso) ai nuovi pomodori. «I due geni che abbiamo isolato dalla bocca di leone — spiega Eugenio Butelli che lavora nel centro di Cathie Martin ed è primo autore della ricerca — sono responsabili dei colori dei fiori e, se introdotti in altre piante, sono la combinazione vincente per produrre antocianine». Una polvere ottenuta dai pomodori viola è stata somministrata a topi di laboratorio mutanti privi del gene della proteina p53 (comunemente conosciuta come «guardiana del genoma»). È una proteina fondamentale nel processo di sviluppo dei tumori. I topi che ne sono privi sviluppano, e precocemente, diversi tipi di tumore, soprattutto linfomi.
 
Gli animali usati per i test sono stati divisi in tre gruppi, a dieta diversa: al primo gruppo è toccato cibo comune, al secondo è stato aggiunto un 10% di estratto di pomodoro rosso normale, al terzo mangime con estratto di pomodoro viola. «Tra i primi due gruppi non sono state riscontrate differenze — spiega Marco Giorgio, dello Ieo, che ha condotto la sperimentazione sui topi —. Mentre l'ultimo gruppo, che ha mangiato pomodori viola, ha mostrato un allungamento della vita significativo: è sopravvissuto in media 182 giorni rispetto ai 142 dei topi a dieta comune». Anche se i risultati sono molto promettenti, i ricercatori però invitano alla cautela. I pomodori scuri, comunque, non sono una novità. Esistono già il Kumato, un ogm, e il Nero di Crimea, anch'esso con una colorazione scura. Queste varietà non hanno antociani. Infine, c'è il pomodoro Sun Black (progetto italiano Tom-Anto finanziato dal ministero dell'Università e della Ricerca): non è un Ogm, ma gli antociani sono accumulati nella sola buccia.

25 ottobre 2008
Un solo esame «low cost» per tutte le malattie ereditarie

 Corriere della Sera, Mario Pappagallo, 25 ottobre 2008

MILANO — Un solo test per individuare quasi tutte le malattie genetiche ereditarie conosciute. Con la risposta in due settimane. Si chiama Karyomapping, ed è una tecnica messa a punto da ricercatori britannici. Consente alle coppie affette da malattie ereditarie che ricorrono alla fecondazione assistita di sapere se l'embrione da impiantare in utero è sano oppure no. Una rivoluzione che riapre il dibattito sull'eugenetica. Il rischio è che i genitori arrivino a selezionare bimbi perfetti: dal sesso al colore degli occhi.

Attualmente, soltanto una minuscola parte delle 15.000 malattie genetiche (350 al massimo) può essere rilevata. Oltretutto, è possibile individuare un difetto per volta e dover aspettare il responso per mesi. La nuova tecnica, invece, parte dalla mappatura genetica dei genitori e (se ci sono) dei fratellini (basta un tampone di saliva). Poi avviene il confronto con una cellula dell'embrione creato in provetta quando è allo stadio di otto cellule: un paio di giorni di vita. Dopo 2-3 settimane al massimo si ha la risposta.

Il test è stato messo a punto da Alan Handyside del Bridge Centre Hospital di Londra. Potrebbe entrare in commercio il prossimo anno, se ci sarà il via libera delle autorità competenti. Il suo costo all'inizio si aggirerà attorno alle 1.500 sterline (circa duemila euro). L'importanza di Karyomapping peraltro è duplice: può, infatti, rilevare le anomalie cromosomiche che portano a morte gli embrioni impiantati. Dice il genetista inglese: «Il test potrà selezionare gli embrioni con la migliore probabilità di sviluppo, aumentando gli indici di successo della fecondazione artificiale». Vietato l'uso eugenetico e la selezione del sesso, a meno che la malattia ereditaria non sia legata al genere. Handyside presenterà ora la nuova tecnica, sviluppata con il genetista americano Gary Harton (Fairfax, Virginia), al congresso di Hinxton (Cambridge) e il mese prossimo a San Francisco, durante l'annuale summit della Società americana di medicina riproduttiva.

Ovviamente i centri anti-sterilità italiani non potranno usufruirne: la legge 40 che regola la fecondazione medicalmente assistita impedisce i test preimpianto sugli embrioni. Quindi, probabilmente, le coppie affette da malattie ereditarie emigreranno all'estero. Nel frattempo, la Camera dei Comuni di Londra ha approvato la legge che dà il via libera alla sperimentazione dei cosiddetti «embrioni chimera », composti da Dna umano impiantato in cellule animali. La nuova normativa prevede anche la creazione di embrioni geneticamente manipolati per essere compatibili con fratelli o sorelle portatori di malattia.


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25 ottobre 2008
Il trapianto di cornea si può evitare
Il Giornale, Luigi Cucchi, 25 ottobre 2008


Avanza anche nel Mezzogiorno la ricerca in oftalmologia. Ottimi risultati sono stati ottenuti nel combattere le patologie che colpiscono la cornea. La struttura trasparente a forma di cupola, situata nella porzione anteriore dell'occhio, rappresenta un fondamentale strumento per la visione, assieme al cristallino ed al corpo vitreo. Quando si verifica una distrofia, cioè una progressiva deformazione della cornea che tende ad assumere una forma conica, la visione risulta compromessa. Nell'85% dei casi questa patologia, definita cheratocono (cheratos dal greco corneo) colpisce entrambi gli occhi e sviluppa un astigmatismo miopico irregolare.
«Questa malattia rappresenta la prima causa di trapianto di cornea in Europa, con circa 6.000 nuovi trapianti l'anno in Italia» , ricorda Edoardo Stagni, medico oculista, ricercatore presso il dipartimento di neurofarmacologia dell'Università degli studi di Catania e responsabile del Centro di ricerca sperimentale in oftalmologia della Clinica Di Stefano Velina a Catania (edoardo.stagni@sooft.it).
«Con l'evolversi della patologia, il paziente - precisa il dottor Stagni - lamenta una diminuzione progressiva della visione, soprattutto da lontano. Il peggioramento è irreversibile, con sempre maggiori distorsioni delle immagini». L'epidemiologia ci indica che in Italia una persona ogni 600 è affetta da cheratocono. L'occhio diviene più brillante, gli oggetti che si riflettono sulla cornea appaiono deformati, la cornea assume la forma a cono e negli stadi più evoluti si ulcera con comparsa di dolore, lacrimazione e spasmi.
«Fino ad oggi - precisa i dottor Stagni - le uniche armi terapeutiche per l'oculista sono state rappresentate dagli occhiali e dalle lenti a contatto rigide, per correggere il difetto visivo nelle fasi più lievi della patologia. In uno stadio intermedio si può cercare di regolarizzare chirurgicamente l'astigmatismo mediante gli anelli intrastromali ottenendo però un risultato solamente refrattivo e non privo di complicanze postoperatorie. Nelle forme più avanzate si può solo intervenire chirurgicamente col trapianto della cornea. Il professor Caporossi, direttore del dipartimento di oculistica del Policlinico Universitario di Siena, ha messo a punto una tecnica denominata «Cross-linking» cioè legami a croce, che rendendo più dura la cornea la fa diventare indeformabile e così si arresta la sua evoluzione patologica. La terapia si attiva instillando delle gocce di un preparato (brevettato con marchio Ce) a base di vitamina B2 (riboflavina) sulla cornea ed esponendo la stessa ad una particolare luce ultravioletta emessa da una apparecchiatura omologata a livello internazionale (Vega). La reazione chimica dei raggi Uva, che stimolano la riboflavina, porta ad un rafforzamento dei legami nel collagene corneale con il loro conseguente indurimento».
Questa tecnica sperimentale messa a punto all'Università di Siena nel 2004 (il dottor Stagni è stato allievo di Caporossi) è frutto di una ampia ricerca alla quale hanno partecipato più Centri di eccellenza, tra i quali: l'Istituto Humanitas di Milano (professor Paolo Vinciguerra), la Clinica universitaria di Firenze (Rita Mencucci), l'università dell'Aquila (Leopoldo Spadea), l'università Cattolica di Roma (Emilio Balestrazzi), l'università di Bari (Gianni Alessio).
Con questa metodica si riesce a bloccare l'evoluzione della malattia ed, in molti casi, si verifica una diminuzione della curvatura della cornea. Il cross-linking è effettuato una sola volta e non sembra necessaria, in base alle conoscenze attuali, una ripetizione del trattamento.
«Nel decorso postoperatorio - aggiunge il dottor Stagni - il paziente avverte dolore di lieve o media intensità e sensazione di corpo estraneo per circa tre giorni, fino a riepitelizzazione completata. Il Cross-linking si è dunque dimostrato efficace e, sempre più, viene proposto anche agli adulti con un cheratocono stabilizzato. I miglioramenti iniziano ad essere evidenti dal quarto-sesto mese e sono ancora diagnosticati a distanza dall'intervento. In questi anni, il Cross-linking si è rapidamente diffuso in oltre trenta nazioni. In Italia si sono svolti numerosi corsi di abilitazione a questa tecnica e sono più di 800 i medici oculisti abilitati, oltre cento i centri in Italia in cui si pratica questa metodica che evita il trapianto di cornea».

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25 ottobre 2008
"Il malato cosciente può dire no alle cure"

  la Repubblica, Caterina Pasolini, 25 ottobre 2008

 

Welby è morto a dicembre, dopo aver lottato tra ricorsi e sentenze per vedere riconosciuto il suo diritto a smettere di curarsi, a staccare il respiratore che lo teneva in vita. Ora anche il Comitato nazionale di bioetica gli dà ragione. In un documento appena approvato scrive infatti che il malato cosciente e informato può dire no alle cure e rinunciare a tutte le terapie, anche quelle salvavita. E che se il medico può rifiutarsi per motivi etici o professionali di eseguire il suo volere, il paziente ha in ogni caso diritto a vedere realizzato il suo desiderio altrove e deve essere sempre seguito e assistito sino alla fine con cure palliative. «Ha insomma diritto a dire no alla sovranità delle macchine sul proprio corpo». Il testo della relazione dei professori Canestrari, d´Avack e Palazzani, frutto di 30 mesi di lavoro e 15 elaborate stesure, è stato votato quasi all´unanimità, tre le astensioni di chi teme rappresenti un passo verso l´eutanasia. Non fa riferimento al caso di Eluana Englaro, dal momento che il diritto a 'dire no' riguarda solo soggetti «consapevoli e coscienti», ma è sicuramente un passo avanti per il rispetto dei diritti del malato, visto che unisce «laici e cattolici anche nella condanna dell'accanimento terapeutico e impegna i medici ad assistere sino alla fine i pazienti raccomandandosi di evitare l´abbandono dei malati terminali», sottolinea il professor d´Avack. Uniti sul diritto a dire no alle cure, i membri del CNB sono divisi sulle valutazioni etiche della scelta. Se infatti i laici sono per la totale autodeterminazione giustificata moralmente e giuridicamente, quelli di formazione cattolica pensano che il malato, pur avendo diritto a rinunciare alle cure, ha l´obbligo morale di vivere avendo una responsabilità verso sé e la società. E considerano inammissibile la richiesta di un malato dipendente che ha bisogno del medico per rinunciare alle cure. Un chiaro riferimento al caso di Piergiorgio Welby che, completamente paralizzato, da solo non avrebbe potuto staccare il respiratore che gli avevano messo contro la sua volontà. Il rifiuto delle terapie, dice il professor Stefano Canestrari, deve essere comunque «l´ipotesi estrema» e il medico «deve tentare di convincere il paziente a curarsi, ma se questi, consapevole, rifiuta, ha diritto a dire no alla sovranità delle macchine sul proprio corpo». Ecco i punti fondamentali del documento. Il malato può chiedere di non iniziare o di sospendere trattamenti sanitari salva-vita, ma condizione che sia «cosciente e capace di intendere e volere, informato sulle terapie, in grado di manifestare in modo attuale la propria volontà». Se la rinuncia alle cure richiede «un comportamento attivo da parte del medico è riconosciuto il diritto a quest'ultimo di astensione da comportamenti ritenuti contrari alle proprie concezioni etiche e professionali». Si accetta dunque il principio dell´obiezione di coscienza da parte del medico, anche se «il paziente ha in ogni caso il diritto ad ottenere altrimenti la realizzazione della propria richiesta all´interruzione delle cure». Anche i tre astenuti concordano con i principi di base del documento ma ne denunciano anche alcune «lacune». Secondo il bioeticista Francesco D´Agostino, ad esempio, il documento è «elusivo» su un possibile nesso tra eutanasia e stop alle cure che alcuni potrebbero ipotizzare: «Alcuni potrebbero leggervi un passo verso la legalizzazione dell´eutanasia passiva».


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8 ottobre 2008
Fisica, Il Nobél della contestazione"Scippato Cabibbo, lo meritava lui"

 Premiati 3 giapponesi. Il presidente dell`Istituto nazionale: le basi le ha gettate lui Anche la rivista «New Scientist» si chiede come mai il fisico italiano sia stato escluso dal riconoscimento MILANO - Quest`anno i giudici del Nobel a Stoccolma sono riusciti a scatenare un pandemonio in Italia, ma non solo. I nostri scienziati sono dispiaciuti e arrabbiati: nel Premio Nobel per la fisica assegnato ai tre giapponesi Makoto Kobayashi, moshihide Maskawa e Yoichiro iNambu, l`Accademia svedese si è dimenticata - dicono - Nicola Cabibbo dell`Università La Sapienza di Roma.

Bisogna riconoscere! che il lamento non è tradizionale e vuoto. La stessa rivista scien- tifica britannica New Scientist nel suo sito Internet si chiede come mai l`italií no sia stato escluso, nonostante le sue ricerche «abbiano gettato le basi - e cita una dichiarazione di Roberto Petronzio presidente delllstituto Nazionale di fisica nucleare per il lavoro di Kobayashi e Maskawa».

Tutto ciò è vero tanto che alla radice dell`illustre Premio c`è una scoperta nota in fisica come «matrice pckm», dove le tre lettere stanno appunto per Cabibbo, Kobayashi e Maskawa. Lo scienziato italiano otteneva il suo risultato nel 1963 indagando come si mischiano i quark, le particelle più piccole finora conosciute della materia, e i due colleghi poi lo completavano introducendo tre nuove famiglie di quark, riempiendo il quadro comprendente in tutto sei quark «E un incredibile scandalo - dice senza mezzi termini Renato Angelo Ricci, presidente onorario della Società Italiana di Fisica Cabibbo realizzò la prima e più fondamentale parte della scoperta ed è incomprensibile quanto è accaduto».

«Non possiamo tacere il profondo rammarico - aggiunge Luciano Maiani, grande fisico, ex direttore del Cern di Ginevra e ora presidente del Cnr - per aver ignorato Cabibbo dall`assegnazione del Nobel. La sua importanza in questo ambito si può definire storica».

Male polemiche non si fermano all`Italia. Il terzo premiato a Stoccolma, il nipponi- co Nambu che però lavora all`Università di Chicago si è occupato di come la natura riesca a violare la simmetria. E pure in questo caso la sua notorietà è legata alla scoperta del tosone «Nambu-Goldstone» e il dimenticato sarebbe appunto Jeffrey Goldstone nato in Gran Bretagna e ora illustre docente al centro di fisica teorica del Mit. Sullo specifico argomento ci sarebbe da ricordare il contributo di un altro scienziato italiano sempre dell`Università La Sapienza di Roma, Giovanni Jona-Lasinio citato nella stessa motivazione del Nobel.

A Boston come a Roma si chiedono spiegazioni ormai impossibili. Di certo, il 2oo8 rimarrà l`anno in cui la Fisica ha generato soprattutto un Nobel di polemiche.

Giovanni Caprara, Corriere della Sera, 8 ottobre 2008




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7 ottobre 2008
Medicina, il Nobel a Montagnier «Il vaccino sull'Aids tra 4 anni»
 

MILANO — Virus superstar nell'edizione 2008 del Nobel per la medicina. Si dividono il premio i francesi Luc Montagnier e Françoise Barré-Sinoussi per la scoperta del virus dell'Aids e il tedesco Harald zur Hausen per avere capito che il papillomavirus provoca il tumore del collo dell'utero.

Una vittoria della ricerca europea. Un premio atteso, quello di Montagnier: lo scienziato, 76 anni, ha per primo identificato (nel 1982 in collaborazione con Françoise Barré-Sinoussi, 61 anni, la «sua ombra», come l'hanno definita i collaboratori quando entrambi lavoravano all'Istituto Pasteur di Parigi) il virus di quell'infezione sconosciuta, comparsa all'inizio degli anni Ottanta, che aveva fra le vittime privilegiate i gay e i tossicodipendenti. Oggi l'epidemia, che da allora ha fatto oltre 25 milioni di vittime, è sotto controllo, grazie ai farmaci e alla prevenzione. Per l'Aids infatti la scoperta del virus, che qualcuno non esita a definire il «virus del secolo», ha significato la possibilità di poter brevettare un test per la diagnosi e di studiare farmaci anti-virali, ma non ha portato a tutt'oggi alla messa a punto di un vaccino efficace. Troppo furbo e mutevole questo virus dell'Aids, che distrugge il sistema immunitario dell'uomo per sopravvivere e ha appena costretto gli scienziati a rivedere i loro piani di ricerca dopo il fallimento, l'anno scorso, di un grande studio su un vaccino preventivo anti-Hiv. Anche Barré-Sinoussi è pessimista: «Bisogna capire meglio — ha detto all'agenzia Ap che l'ha raggiunta per telefono in Cambogia dove sta attualmente lavorando — le interazioni fra il virus e il corpo umano». Più ottimista Montagnier, riferendosi però al vaccino terapeutico: «Potrebbe essere pronto nel giro di quattro anni» ha detto.

Storia diversa per il papillomavirus, un virus, anzi una famiglia di virus, alcuni dei quali possono provocare il cancro del collo dell'utero, il secondo, dopo quello al seno, più diffuso fra le donne. Contro questi agenti il vaccino esiste già ed è il primo vaccino anti-cancro della storia: dovrebbe essere somministrato a tutte le dodicenni, almeno così ha deciso il ministero della Salute italiano, ma la campagna di vaccinazione è partita a singhiozzo e, mentre alcune Regioni hanno cominciato a vaccinare all'inizio dell'anno, altre lo hanno fatto soltanto ora. Hausen, cui viene assegnata la metà di 1,4 milioni di dollari, ha oggi 71 anni, ha diretto il Centro di ricerca sul cancro di Heidelberg e, negli anni '70, quando ha cominciato a studiare il papilloma, era andato controcorrente: contro cioè l'idea prevalente all'epoca che fosse il virus herpes di tipo due a provocare il tumore del collo dell'utero. Poi è riuscito a dimostrare non soltanto che parte del Dna dei papillomavirus finiva nel Dna delle cellule trasformandole in tumore, ma ha anche identificato il virus di tipo 16 che assieme al 18 hanno un potente effetto cancerogeno. «Questo Nobel — ha commentato lo scienziato tedesco — riconosce il ruolo degli agenti infettivi nell'origine del cancro, un settore della ricerca che sta diventando sempre più importante».

A. Bz. Corriere Della Sera, 7 ottobre 2008




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