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27 ottobre 2008
Gerusalemme, Tzipi Livni getta la spugna e Olmert torna in sella fino al voto

  Il Giornale, R.A. Segre, 27 ottobre 2008


Alle 14 ora israeliana, dopo la riunione settimanale del governo presieduta dal premier dimissionario Olmert, il suo ministro degli esteri Tzipi Livni, leader del partito Kadima si è recata dal presidente Shimon Peres per restituirgli il mandato di costituire un nuovo governo. Teoricamente - ma improbabilmente - Peres dispone di 48 ore per dare l’incarico ad un’altra personalità politica. Di conseguenza, come del resto preannunciato dalla Livni stessa, l’elettorato sarà chiamato entro tre mesi a votare per una nuova legislatura.
A questo punto tre sono le questioni che si pongono. La prima è che Olmert resta per ancora alcuni mesi alla testa di una coalizione frantumata con pieni poteri e senza il controllo del Parlamento. Era quello a cui mirava quando tre mesi fa Barak, capo del partito laburista, lo aveva obbligato a dare le dimissioni da leader di Kadima. Abile politico, accusato di corruzione ad oggi non provata ma diventato capro espiatorio per gli errori dei suoi predecessori a causa della mancata vittoria contro Hezbollah nella seconda guerra del Libano, è riuscito (come spesso spiegato da questo giornale) a ottenere il tempo per tentare di portare a buon fine negoziati che potrebbero giustificarlo - se non davanti agli elettori - almeno davanti la storia. Non è detto che non ci riesca raggiungendo un accordo di principio con il presidente palestinese Abbas e dopo le elezioni presidenziali americane con la Siria. Le sue recenti dichiarazioni in favore del ritorno di Israele alle frontiere del 1967 con qualche scambio territoriale e con un sito a Gerusalemme per installarvi la capitale di uno stato palestinese con frontiere ancora non definite sono altrettanti «messaggi al nemico». Messaggi di cui il prossimo governo dovrà tener conto anche se Olmert lasciasse definitivamente la politica.
La seconda questione concerno il futuro politico della signora Livni. Prima donna ad ambire il ruolo che prima di lei solo Golda Meir aveva osato assumere, il fallimento del mandato governativo non è un successo per questa avvocatessa che all’infuori della sua fama di incorruttibilità non vanta lunga esperienza politica. Deve ora affrontare la concorrenza all’interno del suo partito dell’ex ministro della difesa di Sharon, Mofaz, più accetto ai coloni e agli israeliani di origine orientale. Rifiutando di piegarsi al ricatto dei religiosi ortodossi ha allargato il suo sostegno nell'elettorato laico diviso però fra destra e sinistra dalla questione di Gerusalemme .
Sulla terza questione , vitale per Israele nessuno ha controllo: dipende da chi sarà il presidente degli Stati Uniti; dall’impatto della recessione mondiale sull'economia locale; e da come interpreteranno e cercheranno di sfruttare queste elezioni Hamas a Gaza, Hezbollah nel Libano e la Siria. Solo una cosa è certa in esse si parlerà molto del pericolo nucleare dell’Iran ma non si farà nulla contro di esso.


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25 ottobre 2008
Israele, il no degli ortodossi alla Livni

 Corriere della Sera, Davide Frattini, 25 orrobre 2008


DAL NOSTRO CORRISPONDENTE GERUSALEMME - Come Alice. «Tzipi ha intrapreso un viaggio nel Paese delle meraviglie - scrive Nahum Barnea - una terra sconosciuta dove ha incontrato immoralità, stupidità, arroganza, condiscendenza, crudeltà. E si è rimpicciolita». La prima firma del quotidiano Yedioth Ahronoth, il più venduto, ha scelto un racconto d' infanzia per raccontare la politica israeliana che sembra non diventare adulta. «Che Livni venga incoronata lunedì primo ministro o che resti una candidata, l' ambizione di formare un governo con qualità diverse - pulizia, onestà, concretezza - è svanita». Le possibilità di prestare giuramento lunedì da premier - la prima donna in 34 anni, dai tempi di Golda Meir - si è allontanata, quando lo Shas ha annunciato di non voler entrare nella coalizione. Eli Yishai, il leader del partito ultraortodosso, ha usato le ultime ore prima del riposo di Shabbat per decretare il tramonto nei negoziati. «Ci siamo basati sui nostri principi. Non possiamo essere comprati e non possiamo svendere Gerusalemme», ha commentato il ministro dell' Industria, riferendosi alle trattative con i palestinesi e all' ipotesi di una divisione della città. Nelle discussioni con Livni, i religiosi hanno seguito i dettami del rabbino Ovadia Yosef, 88 anni, capo spirituale della formazione. Lo Shas chiedeva un aumento nella finanziaria per gli aiuti alle famiglie povere con molti figli e un' estensione dei poteri delle corti rabbiniche. Livni - rivela il quotidiano Haaretz - sarebbe stata pronta a concedere la giurisdizione sulle dispute civili tra le coppie, come le cause di proprietà. Nel 2006, il partito ultraortodosso aveva già tentato di ottenere più poteri per i giudici religiosi, ma era stato respinto da Ehud Olmert, il premier dimissionario, e dai laburisti: l' accordo avrebbe intaccato i diritti degli israeliani laici. Giovedì, il primo ministro incaricato aveva lanciato un ultimatum: coalizione stabile o elezioni anticipate. Domani si presenta dal presidente Shimon Peres con la decisione, il passo finale della crisi aperta dalle dimissioni di Olmert, coinvolto in uno scandalo per corruzione. L' ex avvocato e agente del Mossad potrebbe ancora tentare la strada di un governo di minoranza (con i laburisti, i Pensionati, forse Meretz) e l' appoggio esterno dei parlamentari arabi. Sta anche negoziando con un altro partito ultraortodosso, che le garantirebbe i deputati per sopravvivere. L' idea di una coalizione ristretta sarebbe osteggiata da Shaul Mofaz - sconfitto da Livni alle primarie di Kadima - e da altri leader del partito. Mofaz ha tentato di convincere lo Shas a entrare nel governo e i religiosi potrebbero ancora cambiare idea. Yishai ha fatto capire di non volere le elezioni anticipate: «La decisione è nella mani di Kadima. Se accettano le nostre condizioni, non si andrà al voto». I consiglieri di Livni accusano Benyamin Netanyahu di avere offerto allo Shas - in cambio del no - gli aiuti alle famiglie che lui stesso aveva tagliato da ministro delle Finanze. «Netanyahu è consapevole che le elezioni sarebbero in questo momento un problema per il Paese, però sono la scelta migliore per lui e per il Likud», commenta Yoel Hasson, parlamentare di Kadima e alleato di Livni. «Anche adesso che è stata bastonata - continua Barnea nell' editoriale - Tzipi rappresenta il politico più positivo in circolazione. Possiamo credere che quando ha preferito formare un governo piuttosto che andare alle elezioni, stesse pensando alle decisioni difficili da prendere nei prossimi mesi: la crisi economica e la minaccia iraniana. Ha dimostrato di essere virtuosa e di amare la patria. Nel gioco crudele che ha scelto, l' innocenza non basta». Lunedì la Knesset inaugura la sessione invernale. Sui biglietti d' invito, con la scaletta del programma, i nomi sono rimasti in bianco, si leggono solo le cariche. Gli israeliani non sanno ancora chi sarà il primo ministro ad aprire i lavori parlamentari, Ehud Olmert (che resterebbe in carica ad interim) o Tzipi Livni.


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