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18 ottobre 2008
Obama: vengo dallo spazio, salverò la Terra


Corriere della Sera, Paolo Valentini, 18 ottobre 2008

 

 


DAL NOSTRO CORRISPONDENTE WASHINGTON - «Contrariamente a ciò che avete sentito, non sono nato in una mangiatoia. In realtà sono nato su Krypton e mio padre mi ha mandato qui per salvare il Pianeta Terra. Il mio nome l' ho preso da mio padre. Ma ciò che non sapete è che Barack in swahili significa "quello lì"». «La campagna è cominciata con l' annuncio dell' arrivo di un uomo, che Oprah Winfrey chiama "lui". Siccome Barack è un amico e un collega, l' ho semplicemente chiamato "quello lì". E Barack non ha problemi, visto che anche lui mi chiama con un vezzeggiativo: George Bush». Ieri mattina sono tornati a dirsele, criticandosi e scorticandosi a vicenda. Ma per alcune ore, giovedì sera, John McCain e Barack Obama ci hanno riso sopra. Hanno fatto ironia su stessi, si sono lanciati battute e hanno perfino trovato il tempo di scambiarsi lodi e complimenti. Miracoli della Chiesa cattolica: a offrire il palcoscenico a questa pausa di civiltà è stato infatti l' annuale Alfred E. Smith Memorial Foundation Dinner, il gala di beneficenza della diocesi di New York in memoria di Al Smith, quattro volte governatore democratico della città e nel 1928 primo cattolico della storia candidato alla Casa Bianca. Com' è tradizione ogni quattro anni, i due aspiranti alla presidenza si concedono alla celia. In frac e papillon bianco, McCain e Obama hanno deliziato il parterre eccellente del Waldorf Astoria, dove fra gli altri sedevano Hillary Clinton, il sindaco Michael Bloomberg, Henry Kissinger e il governatore David Paterson. Il senatore repubblicano ha parlato per primo, ritrovando la verve e le «funny bones» un pò smarriti nella contesa elettorale: «Questa mattina ho licenziato l' intera squadra dei miei consiglieri, da questo momento tutti i loro incarichi saranno tenuti da un uomo solo: Joe the Plumber», ha annunciato McCain, riferendosi all' idraulico dell' Ohio che lui ha portato alla celebrità, indicandolo come vittima potenziale delle proposte fiscali di Obama. Anche il suo ritardo nei sondaggi ha fatto al caso: «Ci sono segni di speranza anche in una stanza piena di democratici come questa. E io non posso scacciare la sensazione che qualcuno stasera faccia il tifo per me. Piacere di vederti qui, Hillary», ha lanciato McCain, mentre l' ex first lady si piegava in due dal ridere. Ha preso ancora in giro l' avversario e se stesso sull' economia, dicendo che «in caso di risalita dei mercati, Obama è pronto a sospendere la sua campagna e a volare a Washington per occuparsi della crisi». Ma ha chiuso tessendone l' elogio: «Ammiro la sua abilità, energia e determinazione. Ha già fatto un pezzo di Storia. Non posso augurargli buona fortuna, ma gli auguro ogni bene». Prima di restituirgli i complimenti, Obama lo ha punzecchiato con grazia: «Non ho conosciuto il suo bisnonno - ha detto rivolgendosi all' omonimo pro-nipote di Al Smith - ma da quanto mi ha raccontato il senatore McCain, quei due hanno passato bei momenti insieme, prima del Proibizionismo». Le battute più buffe, Obama le ha riservate a se stesso: «La mia più grande forza è l' umiltà, la più grande debolezza è che sono un pò troppo bello». O ancora: «Devo essere onesto, c' è stato un periodo nel quale mi sono accompagnato a brutta gente: sono stato membro del Senato americano». Quella più acidula alla sua bestia nera fra i media, la Fox News di Rupert Murdoch: «Mi hanno accusato di essere padre di due bambini afro-americani, con mia moglie». E ha chiuso con l' omaggio all' avversario: «Pochi di noi hanno servito questo Paese con più dedizione, onore e distinzione di John McCain». Poche ore dopo, la civile dolcezza della serata era dissolta. La realtà della campagna ha ripreso il sopravvento. Con un' increspatura interessante: fra tanti sondaggi che confermano un solido e crescente vantaggio di Obama, ce n' è uno di Gallup che descrive una corsa molto più ravvicinata. E' la rilevazione fra i probabili elettori, nell' ipotesi che la partecipazione al voto sia alta ma non eccezionale (esclude cioè che milioni di nuovi giovani vadano alle urne). Secondo questa indagine, Obama avrebbe solo 2 punti di vantaggio, 44 a 42 su McCain. Nei sondaggi Stato per Stato, il democratico continua a vedersi accreditati oltre 300 voti elettorali: ne occorrono 270 per diventar presidente.

 

 


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permalink | inviato da zemzem il 18/10/2008 alle 17:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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