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1 novembre 2008
Il Patto segreto

Il Foglio, 1 novembre 2008

Gerusalemme. L`attacco americano in Siria, vicino al confine con l`Iraq, è stato concordato con i comandanti siriani dell`intelligente militare. E` quel che sostiene Ronen Bergman, un esperto militare israeliano che segue i servizi segreti. In un articolo dettagliato pubblicato da Yedioth Ahronoth, Bergman raccoglie il racconto di due fonti americane "vicine all`operazione" che raccontano che i servizi segreti siriani collaborano da tempo con gli Stati Uniti perché il regime di Damasco teme al Qaida e le sue ramificazioni.

Bergman precisa che una delle fonti ha avuto fino a poco tempo fa un ruolo attivo e prestigioso al Pentagono e che la luce verde da parte siriana per l`attacco è stata l`ultima di una serie di collaborazioni. Grazie a questi contatti tra la Cia e l`intelligente del rais di Damasco, Bashar el Assad, il commando americano è arrivato in elicottero sul confine tra la Siria e l`Iraq, è sceso per pochi minuti ed è ripartito, lasciando sul campo almeno nove morti. Non appena sono arrivati i primi dettagli dell`attacco, tutti si sono interrogati su un semplice fatto: come è stato possibile che nessun aereo da battaglia di Damasco intervenisse, dal momento che l`ercito di Assad è in costante stato d`allerta? E` parso alquanto strano che un commando statunitense potesse entrare in campo siriano alla luce del sole, sotto gli occhi dei cittadini, senza che ci fosse almeno un tentativo di intervento locale.

Anche la tempistica dell`intervento non era molto coerente con il fatto che ora la Siria ha cominciato a collaborare con il comando americano a Baghdad, mettendo più pattuglie e controllando i passaporti alI`aeroporto:

i jihadisti che entrano in Iraq dal confine siriano sono scesi da 150 a circa venti nel giro di un anno. Un filmato pubblicato su un sito di notizie siriano - girato con un telefono cellulare - mostra che gli elicotteri americani volano senza alcun disturbo o pericolo.

"Non può essere un caso, in un regime di polizia com`è quello siriano", sostiene Bergman.

La risposta a questa stranezza è arrivata anche attraverso l`intelligente europea, secondo cui gli elicotteri sono sl stati intercettati dai radar antiaereo di Damasco, ma, una volta che questi hanno fatto richiesta per aprire il fuoco, si sono visti negare il permesso.

Lo zampino di Petraeus Naturalmente la Siria non ha alcuna intenzione di confermare questa collaborazione gli amici che stanno a Teheran non gradirebbero affatto - e per questo continua con la sua retorica antiamericana, accusando Washington di "crimini di guerra contro civili innocenti".

Ma intanto quanto accaduto non ha cambiato l`intenzione di organizzare un incontro tra il ministro degli Esteri siriano e funzionari americani di alto livello. La collaborazione tra i due paesi - spiega Bergman - è una continuazione della politica già iniziata da Hafez, il padre dell`attuale rais siriano, che voleva mantenere un canale aperto con gli Stati Uniti, nonostante gli interessi contrari:

"Per Assad figlio questo è molto più comodo poiché c`è un nemico comune, al Qaida". La rete che fa capo a Osama bin Laden si è già attivata in passato contro il regime siriano. Nel dicembre del 2006 aveva provato a bombardare l`ambasciata americana a Damasco e soltanto l`intervento delle guardie di Assad era riuscito a togliere il regime da un imbarazzo enorme. L`intervento di domenica scorsa, sempre secondo le fonti americane, sarebbe anche andato a buon fine. Il commando è riuscito a eliminare "Abu Raddie", un leader di al Qaida, responsabile dell`ala irachena dell`organizzazione, molto attivo nel reclutare stranieri da portare in Iraq. Yedioth sottolinea che lo stesso nome - "Abu Raddi" - apparteneva al leader di al Qaidq che aveva programmato l`attentato bloccato ad Amman nel 2005 e quello contro il quartier generale delle forze armate siriane di un mese fa in cui morirono una ventina di persone. E` probabile che si tratti della stessa persona.

C`è di più. Secondo quanto rivelato dall`emittente americana Abe, il generale David H.

Petraeus, che da ieri guida le operazioni militari americane dall`Egitto alla Cina, avrebbe voluto andare personalmente a Damasco a incontrare Assad. L`Amministrazione Bush, però, si è opposta: i tempi elettorali non sono quelli giusti, e la linea del dialogo è quella intrapresa finora dal capo democratico del Congresso, Nancy Pelosi. La notizia però conferma i contatti tra gli Stati Uniti e la Siria, La strategia s`inserisce in un più ampio progetto che mira a rompere il legame dell`asse del male tra Damasco e Teheran. II portavoce di questo rischioso tentativo è Nicolas Sarkozy, il presidente francese che ha legittimato il rais siriano pubblicamente alla kermesse di luglio a Parigi. E` di ieri però anche il rilancio di Ehud Olmert, premier israeliano (fino a febbraio, quando è previsto il voto), del dialogo con Damasco, a testimonianza di un progetto che coinvolge Europa, America e Israele.

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